Analisi di scenario TS Lombard: la rottura della bolla dell'AI potrebbe provocare un crollo del S&P 500 del 30% e una perdita di valore di mercato di 20 trilioni di dollari, ma non affrettatevi a shortare!
Dario Perkins di TS Lombard, in un'analisi di scenario pubblicata giovedì, ha previsto che, se la spesa in conto capitale per l'intelligenza artificiale dovesse crollare, la capitalizzazione di mercato delle azioni statunitensi evaporerebbe di circa 20.000 miliardi di dollari, innescando perdite di credito tra i 125 e i 190 miliardi di dollari.
Secondo quanto riportato da Jinse Finance, Dario Perkins di TS Lombard ha pubblicato giovedì un'analisi di scenario in cui prevede che, se la spesa di capitale per l'AI dovesse crollare, il valore del mercato azionario statunitense evaporerebbe di circa 20 trilioni di dollari, innescando perdite creditizie tra 125 miliardi e 190 miliardi di dollari e portando a una recessione moderata. Tuttavia, gli investitori possono proteggersi diversificando la loro esposizione sulle azioni globali e acquistando obbligazioni in modo opportuno.
Perkins ha simulato l'impatto finanziario di un calo improvviso della spesa di capitale per l'AI, prevedendo che l'indice S&P 500 potrebbe scendere del 30%, i titoli tecnologici del 40% e gli altri settori del 20%.
“La concentrazione del mercato implica che il calo della spesa collegata all'AI colpirà duramente il mercato azionario americano,” scrive Perkins, “scatenando perdite ingenti nel comparto tecnologico e pressioni sul credito.”
Le perdite creditizie si concentrerebbero sulle parti più fragili dell'ecosistema AI—nuovi fornitori di servizi cloud come CoreWeave, sviluppatori indipendenti di modelli come OpenAI e Anthropic, e fornitori di materiali da costruzione—piuttosto che sui grandi provider cloud. Questi ultimi vantano solidi bilanci e dovrebbero resistere allo shock. Entro la fine del 2027, la parte AI dell'ecosistema gestita da operatori non di grandissime dimensioni dovrebbe detenere circa 545 miliardi di dollari in obbligazioni non rimborsate, 920 miliardi in prestiti bancari e 650 miliardi in esposizione al credito privato.
Nonostante la distruzione di ricchezza sia impressionante, Perkins prevede una recessione moderata simile a quella del 1990 o del 2001. La fine del boom dei data center AI ridurrebbe il PIL americano di circa 2 punti percentuali, eliminando circa 800 mila posti di lavoro in ambito edilizio. “Per quanto riguarda la recessione, riteniamo che non sarà particolarmente grave,” sottolinea, citando la salute dei bilanci del settore privato e l’ampio margine di manovra per la Federal Reserve.
Giovedì, sono riaffiorate le preoccupazioni sulla sostenibilità dell’AI, sull’aumento dei costi e sul ritorno economico, spingendo gli investitori a vendere azioni—soprattutto tecnologiche—e a ricorrere ai titoli di Stato come rifugio. In precedenza, dopo le pubblicazioni dei bilanci da parte di Meta Platforms e IBM, sono stati lanciati segnali di allarme.
Per gli investitori che devono affrontare questa incertezza, Perkins consiglia di mantenere pazienza e diversificazione, piuttosto che adottare posizioni short aggressive. “Non sappiamo quando finirà l’attuale ondata di spesa di capitale per l’AI,” ammette, “e chi shorta troppo presto le azioni tech USA (o allunga troppo la duration) finirà per sottoperformare.”
La strategia raccomandata è mantenere un’esposizione di rischio normale tramite un portafoglio azionario internazionale diversificato—se il boom continua, il portafoglio dovrebbe avere una buona performance; in caso di crollo, dovrebbe sovraperformare. “Questa bolla non è come quella Internet, perché è più concentrata sugli Stati Uniti e sulla filiera dell’AI,” spiega Perkins, aggiungendo che i mercati non americani non stanno puntando in modo eccessivamente concentrato su un solo tema.
Secondo il report, le obbligazioni governative dovrebbero essere acquistate “solo dopo la comparsa di segnali di vulnerabilità”; con la Federal Reserve impegnata a contrastare lo shock della domanda generato dall’AI, i tassi di interesse a lungo termine dovrebbero scendere sensibilmente. Nel frattempo, il dollaro “prima o poi si indebolirà”, dato che la distruzione sarà concentrata sul sistema finanziario americano.
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