Le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Banca centrale giapponese questo mese si sono raffreddate! Fonti informate: il prossimo rialzo potrebbe arrivare già a dicembre.
Secondo fonti informate, i funzionari della Banca centrale del Giappone sono inclini a opporsi a un raro aumento consecutivo dei tassi di interesse questo mese, ma stanno comunque considerando la possibilità di un nuovo aumento già a dicembre.
Secondo quanto riportato da fonti informate, i funzionari della Banca del Giappone tendono ad opporsi a un raro aumento consecutivo dei tassi d'interesse questo mese, ma stanno comunque valutando la possibilità di un nuovo aumento già a dicembre. Le fonti affermano che la Banca del Giappone ritiene che non vi sia grande necessità di aumenti consecutivi dei tassi in assenza di segnali che il rischio di un'accelerazione dell'inflazione possa intensificarsi improvvisamente. Le fonti aggiungono che la Banca del Giappone preferisce ora osservare attentamente i dati economici per valutare se sia necessario un nuovo aumento già nel meeting di politica monetaria di dicembre.
Tuttavia, le fonti sottolineano che la decisione finale sulla politica in occasione della riunione del 30 ottobre potrebbe ancora cambiare all'ultimo momento. Ciò indica che la Banca del Giappone non esclude completamente un aumento a ottobre, ma attualmente preferisce monitorare l’impatto dell’aumento precedente sull’economia e sui prezzi prima di decidere le prossime mosse.
Dopo la diffusione di queste notizie, lo yen inizialmente si è indebolito, per poi recuperare parte del terreno perso. Al momento della pubblicazione, il cambio dollaro/yen segna un leggero calo a 158,08.

Il mese scorso, il consiglio di politica presieduto dal governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda ha aumentato il costo del credito all’1,25% per rispondere ai rischi di rialzo dell’inflazione. L’aumento di settembre è stato il secondo in tre mesi e rappresenta il più rapido ritmo di rialzi dei tassi dalla 1990.
Kazuo Ueda ha dichiarato che, entrando in una nuova fase di politica maggiormente incentrata sui rischi al rialzo dei prezzi, questo aumento dei tassi è stato ragionevole. La decisione è giunta anche in un momento in cui il Segretario del Tesoro statunitense Janet Yellen ha esercitato una pressione costante, chiedendo alla Banca del Giappone di proseguire nella normalizzazione della politica monetaria e sostenere così un rafforzamento dello yen.
Tuttavia, dal 1980 la Banca del Giappone non ha mai aumentato i tassi per due mesi consecutivi, a dimostrazione della tendenza storica a osservare innanzitutto gli effetti delle modifiche di politica prima di intervenire ulteriormente.
I prezzi dei contratti swap overnight indicano che i trader attribuiscono circa il 10% di probabilità di un rialzo della Banca del Giappone questo mese, mentre la probabilità di un aumento entro dicembre sale all’88%. In un sondaggio dello scorso mese, circa un terzo degli economisti si aspettava un rialzo a dicembre, mentre oltre la metà prevedeva che la Banca avrebbe atteso fino a gennaio prossimo.
Alla fine del mese scorso, la probabilità attribuita dal mercato a un aumento già a ottobre era salita intorno al 40%. Tuttavia, dopo i segnali chiari lanciati dai funzionari della Federal Reserve, gli investitori non si aspettano più che gli Stati Uniti aumentino i tassi questo mese e di conseguenza sono diminuite anche le attese per un rialzo da parte della Banca del Giappone a ottobre.
La Banca del Giappone attende il momento opportuno per un nuovo rialzo: la stabilità dell’inflazione è la chiave
Secondo le fonti, l’andamento generale dell’economia e dell’inflazione in Giappone è sostanzialmente in linea con le previsioni della Banca centrale, la quale si attende che nel giro di 18 mesi il trend dei prezzi possa avvicinarsi in qualche momento all’obiettivo del 2%.
Nonostante siano passati più di dieci anni da quando, nel 2013, la Banca del Giappone ha fissato il target di inflazione, oggi la banca può finalmente ritenere che il tasso d’inflazione di fondo sia vicino al 2%; ciò però non significa che la missione sia stata completata. Le fonti sottolineano che l’obiettivo della Banca non è solo raggiungere il 2% ma soprattutto mantenere stabilmente l’inflazione su questi livelli. Anche Kazuo Ueda lo ha dichiarato durante il suo intervento al parlamento di martedì, sottolineando che la stabilità dei prezzi attorno al 2% è cruciale.
Gli ultimi dati sui prezzi dimostrano che le pressioni inflazionistiche in Giappone non sono ancora svanite. L’indice dei prezzi alla produzione di settembre è aumentato del 6,8% su base annua, in rallentamento rispetto al 7,6% di agosto: ciò indica che la Banca del Giappone al momento non ha la necessità urgente di intervenire; l’indice dei prezzi all’import in yen è salito del 24,5% su base annua, segnalando che la debolezza dello yen continua ad aumentare i costi di importazione, e la Banca del Giappone deve valutare quanto i rincari all’ingrosso si trasferiranno sui prezzi al consumo.
Nel frattempo, anche le aspettative inflazionistiche delle famiglie rimangono su livelli elevati. Secondo un sondaggio pubblicato dalla Banca del Giappone, l’88,6% delle famiglie si aspetta un aumento dei prezzi nel prossimo anno (in calo rispetto al 90,4% della precedente rilevazione), mentre la quota di famiglie che prevede un aumento dei prezzi nei prossimi cinque anni è salita dall’86,1% di giugno all’86,5%.
Secondo le fonti, con l’inflazione di fondo ormai vicina al target della banca centrale, la Banca del Giappone continuerà a cercare il momento più opportuno per un nuovo rialzo, valutando al contempo l’effetto delle misure prese finora. Inoltre, l’istituto si è impegnato a monitorare da vicino le tensioni in Medio Oriente, la domanda legata all’intelligenza artificiale (AI) e le variazioni dei tassi di cambio, al fine di decidere il timing per eventuali rialzi.
Il 30 ottobre, in occasione dell’annuncio della decisione sui tassi, la Banca del Giappone pubblicherà anche le ultime previsioni economiche trimestrali. Secondo le fonti, i funzionari valuteranno l’impatto dei prezzi elevati del petrolio e considereranno se inserire nelle previsioni eventuali tagli temporanei dell’imposta sui consumi alimentari ancora da implementare. Dalla redazione dell’ultima previsione trimestrale, avvenuta a fine luglio, il prezzo del petrolio è aumentato di circa il 15%, aggravando le pressioni inflazionistiche sul Giappone, che, essendo fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime, è particolarmente vulnerabile ai rincari energetici.
Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.
Ti potrebbe interessare anche
Waller della Federal Reserve: Il rendimento dei titoli di Stato USA in aumento aiuta a frenare la domanda, gli investimenti in AI diventano driver dell’inflazione
Il forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani a lungo termine sta contribuendo a frenare la domanda nei settori sensibili ai tassi di interesse, come quello immobiliare e automobilistico, svolgendo così una certa funzione di politica monetaria restrittiva.
UnitedHealth (UNH.US) risultati del terzo trimestre superiori alle aspettative: il calo del tasso di rimborso sanitario rafforza i profitti, revisione al rialzo delle previsioni di utili per l'intero anno
United Health ha annunciato i risultati del terzo trimestre.
