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La prosperità apparente del mercato azionario statunitense non riesce a mascherare la debolezza interna! L'S&P 500 dista meno del 2% dal massimo storico, ma i titoli a piccola capitalizzazione, le banche e il settore dei servizi pubblici subiscono pesanti perdite.

La prosperità apparente del mercato azionario statunitense non riesce a mascherare la debolezza interna! L'S&P 500 dista meno del 2% dal massimo storico, ma i titoli a piccola capitalizzazione, le banche e il settore dei servizi pubblici subiscono pesanti perdite.

智通财经智通财经2026/10/01 23:46
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Per:智通财经

Con il rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni che ha raggiunto il 5,34%, segnando il livello più alto dal 2002, Wall Street sta discutendo intensamente su quando l'ondata di vendite nel mercato obbligazionario colpirà davvero il mercato azionario statunitense, che sembra ancora solido.

Secondo quanto riportato da Smart Finance APP, mentre il rendimento dei Treasury USA a 10 anni ha raggiunto un picco del 5,34%, toccando il massimo dal 2002, a Wall Street è in corso un acceso dibattito su quando il sell-off obbligazionario influenzerà davvero un mercato azionario statunitense che appare resiliente. Tuttavia, l'analisi dei dati interni al mercato mostra che le pressioni derivanti dagli alti tassi di interesse sono già in atto.

Nonostante l’indice S&P 500 sia ancora a meno del 2% dal massimo storico, vari settori come le small cap, i titoli bancari, i titoli delle utility e le società tech ad alto rischio mostrano segni di pressione. Contemporaneamente, l’indice S&P 500 equal-weight è vicino a registrare la settima settimana consecutiva di ribassi, a conferma che il recente rally di Wall Street dipende sempre più da poche grandi aziende tecnologiche.

Dan Suzuki, stratega d’investimento globale di iCapital, afferma che ora la maggior parte dei settori dell’azionario USA segna ribassi di almeno il 5% rispetto ai rispettivi massimi, con alcuni comparti che perdono anche oltre il 15%. Suzuki attribuisce la dinamica principalmente all’aumento dei tassi e al relativo irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Attualmente, il mercato azionario USA si trova in una situazione peculiare: da un lato, il boom degli investimenti in intelligenza artificiale (AI) continua a sostenere gli indici principali; dall'altro, l'aumento dei rischi geopolitici, la crescita costante dei tassi e l’incertezza legata alle elezioni di medio termine USA rappresentano potenziali fattori di volatilità.

Eric Diton, Presidente e Managing Director di The Wealth Alliance, sottolinea che, finché l’economia statunitense e la redditività aziendale rimarranno solide, il mercato azionario potrà temporaneamente reggere tassi obbligazionari elevati. Tuttavia, avverte che se dovessero sorgere problemi nell’infrastruttura AI, con una conseguente revisione al ribasso degli utili aziendali, potrebbe scatenarsi una pressione di vendite più estesa.

Di seguito, i cinque aspetti che svelano come, sotto una calma apparente, le principali borse USA accumulino tensioni.

L'indice S&P 500 equal-weight rischia la settima settimana consecutiva di ribassi: rally di mercato sempre più concentrato

L’indice S&P 500 equal-weight, un importante indicatore dell’ampiezza del mercato azionario USA, rischia di segnare il settimo calo settimanale consecutivo. A differenza dell’indice S&P 500 tradizionale, che assegna più peso alle grandi aziende per capitalizzazione, l’equal-weight dà lo stesso peso a ciascun titolo, offrendo una visione più chiara del rendimento medio delle componenti.

Secondo i dati, se l’indice non invertirà la tendenza negativa entro venerdì, sarà la terza volta nella storia che si verifica un ribasso di sette settimane consecutive: era già successo durante le correzioni post-bolla internet del 2002 e durante il mercato orso del 2022.

Questo fenomeno mostra come, nonostante l’S&P 500 sia vicino ai massimi storici, la spinta rialzista sia ormai concentrata in poche grandi tech, mentre la maggioranza delle altre azioni resta indietro.

Tuttavia, non tutti ritengono che il restringimento dell’ampiezza segni la fine del ciclo rialzista. Michael Purves, CEO di Tallbacken Capital Advisors, ha dichiarato giovedì in un report di non considerare l’attuale squilibrio tra componenti un segnale ribassista per l’S&P 500, ma piuttosto una tipica manifestazione di un bull market sostenuto da innovazione tecnologica.

Purves ha fissato un target per l’S&P 500 a 8.500 punti entro la fine dell’anno, che rappresenta un potenziale rialzo di quasi l’11% rispetto ai livelli attuali.

Small cap vicine alla correzione, oltre un terzo delle aziende sotto pressione debitoria

L’aumento dei tassi e dei rendimenti obbligazionari impatta in maniera marcata sulle società a bassa capitalizzazione. Rispetto alle grandi, le small cap tendono ad avere una leva finanziaria superiore e un’attività più concentrata, risultando più vulnerabili al rialzo dei costi di finanziamento e ai cambiamenti dello scenario economico.

I dati mostrano che nel terzo trimestre appena concluso, l’indice Russell 2000 ha sottoperformato in modo significativo rispetto all’S&P 500, con un divario nei rendimenti vicino ai 10 punti percentuali. Si tratta della seconda peggior performance relativa dal 1999.

Ad oggi, il Russell 2000 è sceso dell’8,5% rispetto al massimo storico del 14 agosto, avvicinandosi alla soglia di correzione tecnica definita da calo cumulato del 10%. A livello settoriale, il Russell 2000 pesa più su finanziari e industriali, mentre l’S&P 500 dipende di più dalle big tech favorite dall’AI.

Ancora più preoccupante, la pressione finanziaria interna alle small cap è in aumento: secondo i dati, oltre un terzo dei componenti del Russell 2000 sono le cosiddette “aziende zombie”, ovvero società in difficoltà la cui redditività non copre nemmeno il pagamento degli interessi sul debito.

Con il costo del denaro destinato ancora a salire, questa categoria di imprese rischia un ulteriore deterioramento della situazione finanziaria, mettendo così pressione su valutazioni e utili dell’intero settore small cap.

I titoli bancari entrano in correzione tecnica, AI agent rafforzano i timori di mercato

Anche in presenza di una spesa sostenuta da parte dei consumatori statunitensi e di attività creditizia vivace, che sostengono il business, le azioni bancarie hanno subito vendite significative di recente. L’indice KBW Nasdaq Bank, che raccoglie 24 tra le principali banche, è sceso di oltre il 12% dal picco di metà agosto, entrando così in correzione tecnica.

Dall’inizio dell’anno, il rialzo dell’indice è limitato al 3,3%, molto al di sotto del +12% segnato dall’S&P 500. La pressione sulle banche deriva soprattutto dai costi di finanziamento crescenti, dall’impennata dei rendimenti e dai timori per il rischio di credito, che tendono a ridurre la fiducia degli investitori sui profitti nel breve termine.

In più, il debutto di Muse AI agent di Meta (META.US) sta aggiungendo ulteriori elementi d’incertezza per il settore finanziario.

Il timore è che gli AI agent possano cambiare profondamente le abitudini degli utenti rispetto ai servizi bancari. Se in passato la complessità operativa induceva i clienti a lasciare somme nei conti a basso rendimento, grazie agli AI agent potrebbe diventare più semplice confrontare prodotti e spostare i fondi, minando il vantaggio competitivo delle banche fondato sulla raccolta a basso costo.

Guardando ai singoli titoli, Capital One Financial (COF.US), Wells Fargo (WFC.US) e Huntington Bancshares (HBAN.US) sono tra le peggiori performance nell’indice KBW da inizio anno, con cali di circa 20%, 14% e 12% rispettivamente. Citigroup (C.US) ha ceduto fino al 4,6% nell’intraday di giovedì, segnando il maggior ribasso giornaliero dal luglio scorso.

Le utility scendono del 17% dal picco: i tradizionali settori difensivi perdono fascino

I titoli delle utility, storicamente considerati rifugio difensivo, risultano tra i più penalizzati dall’aumento dei rendimenti obbligazionari. Queste società sono apprezzate dagli investitori a caccia di rendimento stabile, grazie ai dividendi regolari.

Tuttavia, con i Treasury USA sempre più redditizi, il premio offerto dal dividendo delle utility è meno attraente. L’indice S&P 500 delle utility ha già perso circa il 17% dal massimo storico di febbraio, avvicinandosi alla soglia del bear market (-20%).

Nel terzo trimestre, il rendimento dei Treasury decennali statunitensi è salito di quasi un punto percentuale, mentre le utility hanno corretto del 13%. Tra i 31 titoli del settore, solo Constellation Energy (CEG.US) e AES (AES.US) hanno registrato rialzi. Nell’ambito della stessa categoria, le aziende di generazione elettrica e di servizi pubblici hanno subito ribassi oltre il 10% nel trimestre, peggio delle altre subcategorie del settore.

Oltre ai rendimenti obbligazionari, pesa anche l’attesa di un aumento delle scorte di gas naturale negli USA. Al contempo, la crescita dei costi energetici potrebbe erodere i margini aziendali, mentre i tassi elevati aumentano il costo del capitale per i progetti di energia rinnovabile.

Per le utility, che richiedono investimenti ingenti per infrastrutture, l’elevato livello dei tassi incide quindi sia sul costo del debito che sulla redditività attesa e sulle valutazioni di mercato.

Le tech ad alto rischio subiscono vendite, le aziende più fragili rimangono indietro

Oltre ai settori tradizionalmente sensibili ai tassi, anche i titoli più speculativi soffrono l’attuale scenario. Il paniere monitorato da Goldman Sachs che raccoglie tech non ancora profittevoli, ha perso l’11% nel terzo trimestre—secondo peggior risultato dal 2014 per questo periodo dell’anno.

In questa composizione si trovano società come la piattaforma di streaming Roku Inc (ROKU.US) e il produttore di attrezzi fitness interattivi Peloton Interactive (PTON.US). Per le aziende ad alto tasso di crescita ma ancora senza utili consolidati, il mercato valuta in larga misura le prospettive future di redditività.

Quando i rendimenti obbligazionari salgono, il valore attualizzato dei flussi di cassa futuri si riduce, esercitando pressione sulle valutazioni. In parallelo, le società con bilanci più deboli e un alto indebitamento performano peggio.

I dati indicano che il paniere di titoli con profilo patrimoniale più fragile è salito solo dell’1,9% nei tre mesi fino a settembre, la crescita trimestrale più contenuta dal inizio 2022—a inizio 2022 la Fed aveva iniziato il più aggressivo ciclo di rialzi dei tassi da decenni, mentre oggi la crescente attenzione degli investitori a costo del denaro e solidità finanziaria produce una dinamica simile.

Crescono le divergenze a Wall Street, le prospettive dell’AI come variabile chiave

Nonostante le correzioni di diversi settori, gli analisti di Wall Street restano divisi sulle prospettive generali del mercato statunitense.

Diton di The Wealth Alliance mantiene un approccio prudente sull’azionario e ha aumentato l’esposizione su titoli energetici come copertura contro il rischio di rendimenti e prezzi del petrolio elevati. Ribadisce che, finché la crescita macro e gli utili terranno, gli indici potranno reggere tassi elevati, ma avverte che eventuali problemi sugli investimenti in infrastrutture AI potrebbero generare revisioni negative sugli utili a catena.

Al contrario, Jimmy Lee, CEO di Wealth Consulting Group, ritiene che la fiammata dei rendimenti obbligazionari non sia destinata a sfuggire di mano. Secondo Lee, al momento gli investitori stanno semplicemente vendendo i settori più sensibili ai tassi e—dopo le correzioni sulle tech di inizio anno—stanno ruotando nuovamente verso i titoli tecnologici.

Lee, sfruttando la fase di calo delle valutazioni, sta accumulando posizioni su finanziari e industriali, ma evidenzia anche lui che una improvvisa inversione del trend sugli investimenti AI rappresenta il principale rischio per l’S&P 500.

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