Prezzo dell'oro a 5000 dollari, prezzo dell'argento a 120 dollari? Morgan Stanley: Vedremo nella seconda metà del 2027, la correzione potrebbe essere un'opportunità di investimento
Financial Exchange 1 ottobre — Amy Gower di Morgan Stanley osserva che l’oro è a breve termine sotto pressione da dollaro, rendimenti e trading algoritmico, ma la domanda da parte delle banche centrali e degli ETF resta sostenuta, il supporto a 4000 dollari è solido e ci si aspetta che venga superata quota 5000 dollari nella seconda metà del 2027; l’ascesa dell’argento a 120 dollari non è soltanto speculazione ma trova fondamento in una domanda reale di metallo fisico.
Amy Gower, responsabile della strategia metalli e minerali di Morgan Stanley, ha fornito una posizione chiara in un’intervista: in effetti, l’oro affronta pressioni a breve termine, ma la domanda da parte degli ETF e delle banche centrali resta forte e il prezzo dell’oro potrebbe tornare sopra i 5000 dollari l’oncia nell’arco del prossimo anno; più nello specifico, Morgan Stanley prevede che nella seconda metà del 2027 il prezzo dell’oro supererà questa soglia. Per quanto riguarda l’argento, Gower non ritiene che il raggiungimento di 120 dollari l’oncia sia solo un fenomeno speculativo, avendo solide fondamenta nella domanda reale di metallo fisico. In altre parole, la volatilità di breve termine non ha modificato la sua visione positiva sulle prospettive di medio-lungo periodo dei metalli preziosi.
Venti contrari a breve termine: rendimenti, dollaro e prezzo del petrolio sotto pressione
Gower ammette che il contesto attuale è sfidante per l’oro. I rendimenti delle obbligazioni di lungo termine hanno toccato livelli massimi da vent’anni, il dollaro si è rafforzato e anche il prezzo del petrolio è in crescita. Questi fattori combinati creano un vento contrario per l’oro nel breve termine. Nel mercato si è inoltre osservata una significativa apertura di posizioni sull’oro: molti investitori hanno ampliato le loro esposizioni ad agosto, proprio vicino agli attuali livelli di prezzo, quindi quando il mercato subisce forti ribassi come quello di lunedì, queste posizioni vengono facilmente eliminate. Tuttavia, Gower sottolinea che l’oro sembra aver trovato un supporto sopra i 4000 dollari e invita a domandarsi perché si sia creato questo supporto e quali altri fattori siano in gioco.
Acquisti delle banche centrali e domanda dei grandi paesi: la solida base dell’oro
Gower osserva che la domanda di metallo fisico da parte delle grandi economie asiatiche e di banche centrali come quella della Polonia resta molto forte. Anche limitandosi alle importazioni lorde d’oro delle grandi nazioni asiatiche, Morgan Stanley prevede che si raggiungeranno almeno i livelli più alti dal 2017, se non superiori. Le economie asiatiche sembrano avere un appetito straordinariamente forte per l’oro. Gower ricorda anche che giovedì iniziano le festività della Golden Week in Asia, dunque la domanda potrebbe temporaneamente calmarsi, ma una ripresa è probabile dopo il periodo festivo. Questa analisi suggerisce che la domanda delle banche centrali e degli acquirenti asiatici di metallo fisico continua a rappresentare un importante sostegno per il prezzo dell’oro.
Debito pubblico e variabile petrolio: i motivi per mantenere oro in portafoglio restano validi
Oltre alla domanda delle banche centrali, Gower sottolinea il persistente timore legato al debito pubblico di lungo termine e alla sostenibilità fiscale. Solleva il quesito: cosa succederebbe se il mercato obbligazionario subisse nuove manovre che portassero a un calo dei rendimenti a lunga scadenza? E se il prezzo del petrolio dovesse scendere? A suo avviso, ci sono ancora numerosi motivi per tenere oro in portafoglio, e pertanto il livello di 4000 dollari merita di essere considerato un supporto molto solido. Questa visione è la base su cui Morgan Stanley resta positiva sull’oro nonostante le difficoltà di breve termine.
Chi vende? Trading algoritmico e ripulitura delle posizioni
Alla domanda su chi stia vendendo, visto che la domanda sovrana e quella di altri investitori di lungo termine rimane robusta, Gower afferma che Morgan Stanley osserva un’attività significativa da parte dei fondi di trading algoritmico. Questi fondi erano venditori nel secondo trimestre e fino a luglio, hanno poi invertito le posizioni in agosto ed è possibile che ora stiano di nuovo cambiando strategia. Molti segnali tecnici, anche lunedì, hanno sofferto, per cui Gower ritiene che molta della recente pressione in vendita sia guidata da algoritmi. Indica inoltre che gli exchange traded fund hanno aumentato le posizioni in oro, il che è insolito in un mercato ancora in attesa degli effetti dell’aumento dei tassi da parte della Fed e segnala una domanda degli ETF in realtà più solida. Per quanto riguarda le banche centrali, sospetta che alcune abbiano comprato in presenza di correzioni, ma più probabilmente stanno rientrando in occasione di quest’ultimo ribasso.
Dollaro e Treasury USA: la correlazione sta cambiando
L’intervistatore fa notare che i grafici mostrano una correlazione più significativa tra oro e dollaro rispetto a quella tra oro e obbligazioni, ricordando che il breakout dei rendimenti sul Treasury a 10 anni ha avuto un impatto anche maggiore rispetto ai movimenti tra oro e dollaro. Gower concorda che la correlazione tra oro e dollaro e quella tra oro e mercato obbligazionario sta mutando. Su orizzonti temporali lunghi la correlazione tra oro e dollaro tende a zero, ma possono verificarsi periodi di correlazione negativa. Un dollaro più forte rende ovviamente l’oro più costoso per chi lo acquista in valute diverse, tuttavia se entrambi fungono da beni rifugio possono anche salire insieme. Oggi il mercato sembra orientato a un rafforzamento del dollaro che penalizza l’oro, ma Gower non si sorprenderebbe se questa relazione cambiasse nuovamente.
Argento a 120 dollari: oltre la speculazione, una domanda reale
Gower passa a parlare dell’argento. Afferma che tradizionalmente è una scommessa ad alta leva rispetto all’oro, ma ha anche una dimensione “ramo rame”, trovando impiego in elettronica, data center, pannelli solari e altro. Negli ultimi sei mesi la correlazione tra argento e oro è stata molto maggiore rispetto a quella con il rame, diversamente dall’anno scorso quando la domanda industriale era fortissima. Quest’anno la domanda industriale è stata più debole, in buona parte a causa degli alti prezzi e della volatilità del 2022 che hanno portato a usare meno metallo. Di fronte alla domanda se l’impennata dell’argento dello scorso anno sia stata puramente speculativa, Gower non è d’accordo. Ritiene che vi sia stata una domanda fisica reale, spinta dalla forte domanda dal settore solare e da notevoli acquisti di ETF. Tuttavia, ammette che l’argento si era effettivamente “tirato un po’ troppo”, e quando il prezzo scende può farlo molto rapidamente. Pertanto, il target di 120 dollari l’oncia non può essere attribuito soltanto alla speculazione: una solida domanda reale contribuisce in modo determinante.
Conclusioni Morgan Stanley: spazio di crescita nei prossimi 12 mesi, valutare acquisti su correzioni
Gower dichiara che, pur ritenendo che il prezzo dell’oro possa restare sotto pressione nel breve termine, Morgan Stanley vede ulteriore potenziale di rialzo nei prossimi mesi. Precisa che Morgan Stanley si attende uno scenario di crescita del prezzo dell’oro nel corso dei prossimi 12 mesi e che nella seconda metà del 2027 il prezzo supererà i 5000 dollari l’oncia. Per questo, in occasione delle attuali correzioni, Morgan Stanley considererà la possibilità di rafforzare le proprie posizioni in oro.
In sintesi, la visione di Gower non consiste nel negare le difficoltà a breve termine per l’oro, quanto piuttosto nel sottolineare che le pressioni derivano da ragioni tattiche come il posizionamento, il trading algoritmico, il dollaro e i rendimenti, mentre i fattori di supporto di medio-lungo periodo continuano a essere la domanda delle banche centrali, l’acquisto fisico da parte delle grandi economie asiatiche, le preoccupazioni sul debito e la resilienza degli ETF. Gower individua nei 4000 dollari una base molto solida, prevede il superamento dei 5000 dollari nella seconda metà del 2027 e ritiene che il raggiungimento dei 120 dollari per l’argento non sia solo frutto di speculazione ma sia sostenuto da domanda reale di metallo fisico. Per gli investitori, questa fase correttiva rappresenta dunque un’opportunità per riconsiderare e pianificare l’esposizione ai metalli preziosi, piuttosto che la fine di un trend di lungo periodo.
Alle 09:17 ora di Pechino, l’oro spot è quotato a 4160,49 dollari l’oncia.
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