Quando il rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni supera il 5%, anche il rendimento dei titoli di Stato giapponesi scende sotto il 3%, aumentando la pressione sui mercati obbligazionari globali!
Il mercato obbligazionario globale lancia l’allarme: i rendimenti dei titoli di stato USA superano il 5%, raggiungendo i massimi dal 2007, e i rendimenti dei titoli di stato giapponesi toccano i livelli più alti degli ultimi 30 anni. Il rialzo dei prezzi del petrolio, l’inflazione elevata e l’enorme debito esercitano una triplice pressione, scatenando le vendite. Le istituzioni avvertono: il 5% non è il punto finale, il 6% è già nel mirino! Questa settimana sono attese le decisioni delle banche centrali di USA e Giappone, e una tempesta di asset più violenta potrebbe essere appena iniziata.
Il mercato obbligazionario globale sta affrontando la prova più dura degli ultimi decenni. Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni ha superato il 5%, raggiungendo il livello più alto dal 2007; nel frattempo, anche il rendimento dei titoli di Stato giapponesi ha superato la soglia del 3%, toccando il massimo degli ultimi 30 anni. Il triplo impatto dell'aumento vertiginoso dei prezzi dell'energia, dell'inflazione persistentemente elevata e dell'espansione continua del debito sovrano ha ulteriormente intensificato la pressione di vendita sui mercati obbligazionari mondiali.
Durante la sessione asiatica di martedì, il rendimento dei Treasury USA a 10 anni è salito fino al 5,02%, segnando per il secondo giorno consecutivo il massimo dal 2007. Allo stesso tempo, il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ha raggiunto il 3,03%, il livello più alto degli ultimi 30 anni. Questa settimana sia la Federal Reserve che la Banca centrale giapponese si trovano in una finestra decisionale sui tassi d'interesse: il consenso del mercato è che la Fed aumenterà i tassi, mentre anche la Banca del Giappone dovrebbe portarli al livello più alto degli ultimi 31 anni. Il clima di mercato è fragile e qualsiasi segnale politico inatteso potrebbe innescare una nuova ondata di shock.

Molteplici fattori alimentano la crescita dei rendimenti
Questa ondata di vendite nei mercati obbligazionari globali non è dovuta a un solo fattore. La causa scatenante dell’aumento dei rendimenti è rappresentata dalle tensioni in Medio Oriente che hanno fatto salire i prezzi del petrolio: il Brent, durante le contrattazioni asiatiche, è aumentato dell’1,6% arrivando a 107,3 dollari al barile. Nel frattempo, le aziende stanno emettendo obbligazioni su larga scala per sostenere gli investimenti nell’intelligenza artificiale, inondando così il mercato di nuova offerta e continuando a fornire uno stimolo a un’economia statunitense già resiliente.
Sul piano strutturale più profondo, i governi stanno ampliando costantemente le dimensioni delle emissioni di debito, sia per rifinanziare le obbligazioni in scadenza sia per sostenere i deficit fiscali. Nel frattempo, le principali banche centrali hanno abbandonato i programmi di acquisto di titoli di Stato legati al quantitative easing, il che ha raffreddato la domanda da parte degli acquirenti tradizionali, affidando così il mercato a investitori marginali più sensibili al prezzo.
Il capo economista della Bank of Singapore, Mansoor Mohi-uddin, ha dichiarato: "I rendimenti delle obbligazioni governative mondiali stanno salendo: shock petrolifero in Medio Oriente, inflazione persistente e la ripresa dei rialzi dei tassi da parte delle banche centrali stanno soffocando la domanda."
Titoli di Stato giapponesi sotto pressione, le preoccupazioni fiscali persistono
Anche la pressione sul mercato obbligazionario giapponese non deve essere sottovalutata. Secondo quanto riportato da Reuters, il governo giapponese prevede di approvare formalmente martedì la proposta per la riduzione delle imposte sui consumi, abbassando l’IVA sui prodotti alimentari dall’8% all’1% per due anni, a partire da aprile 2027. Questa misura creerà una perdita di entrate fiscali di circa 50.000 miliardi di yen e la proposta non specifica alcuna fonte di finanziamento, alimentando ulteriormente le preoccupazioni sul tema della sostenibilità fiscale del Giappone.
Inoltre, secondo Bloomberg, le autorità giapponesi stanno valutando di fissare l’obiettivo di spesa per la difesa a medio termine al 3,5% del PIL, in linea con i paesi membri della NATO. Westpac Banking Corp ritiene che la potenziale spesa aggiuntiva per la difesa da parte del Giappone aumenterà ulteriormente la pressione sui mercati obbligazionari mondiali.
Keisuke Tsuruta, senior strategist del credito presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities, ha dichiarato che il mercato sarà esposto a una continua incertezza fino all’approvazione del bilancio di fine anno da parte del governo. "Attualmente è difficile prevedere la dimensione complessiva delle emissioni obbligazionarie per il prossimo anno; il clima di tensione sul mercato continuerà," ha spiegato.
Il 5% non è il limite, il 6% entra nel mirino del mercato
Il 5% rappresenta un livello psicologico attentamente monitorato dal mercato e spesso funge da innesco per le azioni degli investitori e dei policy maker. Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni aveva già superato temporaneamente questa soglia il 23 ottobre 2023 e lunedì di questa settimana, ma in entrambi i casi non ha chiuso sopra il 5%—l’ultima chiusura oltre tale livello risale al 2007.
Questo livello ha implicazioni significative su mercati finanziari ben più ampi. Un rendimento al 5% consente agli investitori di bloccare un ritorno annuo privo di rischio al 5% per il prossimo decennio, il che può distogliere capitali originariamente destinati al mercato azionario. Jesse Marre, senior portfolio manager di Hilbert Group, afferma: "Una volta superata questa soglia, gli asset rischiosi iniziano davvero a preoccupare."
Padhraic Garvey, responsabile della ricerca americana di ING Groep NV, delinea uno scenario ancora più severo: "Andrà ancora peggio? Sì. Se il rendimento decennale rompe stabilmente il 5%, il 6% entrerà nel radar del mercato. E il passaggio dal 5% al 6% sarà per i mercati molto più difficile da digerire rispetto a quanto visto finora."
La decisione della Federal Reserve è la variabile chiave a breve termine
Il principale focus dei mercati al momento è rappresentato dalla decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve attesa per questa settimana.
Vail Hartman, strategist di BMO Capital Markets, afferma che,se la Federal Reserve dovesse restare ferma, la sua credibilità nella lotta all’inflazione ne soffrirebbe; tuttavia, anche in caso di rialzo, qualora il presidente della Fed Powell mandasse messaggi accomodanti durante la conferenza stampa o tramite il dot plot, questo potrebbe spingere comunque gli investitori obbligazionari a richiedere rendimenti più elevati per coprirsi dal rischio inflazione.
Martin Whetton, capo della strategia dei mercati finanziari presso Westpac Banking Corp, afferma: "L’eventuale rialzo della Fed, combinato con un continuo aumento dei prezzi del petrolio, darà ulteriore slancio ai rendimenti USA. I test della soglia del 5% osservati lunedì dovrebbero essere considerati la normalità, non l’eccezione."
Phoebe White, responsabile della strategia sui tassi USA presso UBS Group, sottolinea che lo spazio di ribasso per il segmento a lungo termine dei rendimenti è limitato. A suo giudizio, l’economia reale non mostra ancora segni evidenti di debolezza e le dinamiche di domanda-offerta dei Treasury sono molto diverse rispetto al 2007; "la domanda strutturale da parte di investitori ufficiali stranieri si è già notevolmente ridotta".
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