Perché bitcoin non riesce più a salire? Esistono forti pressioni di vendita sopra gli 87.000, la crescente correlazione con le azioni statunitensi rende difficile un rialzo autonomo.
Un analista di Glassnode ha sottolineato che gli investitori che hanno acquistato Bitcoin negli ultimi due anni hanno un prezzo medio di acquisto concentrato nell’area degli 87.000 dollari e oltre; la pressione in vendita di questi investitori “intrappolati” ha già due volte quest’anno bloccato il rally di Bitcoin.
A cura di Yang Chen, Wallstreetcn
Il rimbalzo di Bitcoin di questa estate sta gradualmente svanendo. Dopo aver raggiunto il massimo di 87.000 dollari, ora è calato intorno agli 80.000 dollari e lungo la strada verso quota 100.000 dollari si sta accumulando una forte potenziale pressione in vendita.
Secondo i dati del mercato di previsione Polymarket, il mercato ritiene che la probabilità che Bitcoin tocchi i 100.000 dollari entro quest’anno sia solo del 17%, mentre la probabilità di superare i 110.000 dollari scende al 9%.
Analisti di Glassnode sottolineano che il livello degli 87.000 dollari e oltre rappresenta una forte resistenza all’aumento dei prezzi. Ogni volta che Bitcoin affronta questa pressione in vendita, spesso il prezzo subisce un ritracciamento del 25% o anche superiore.
Anche i fattori macro non possono essere ignorati. I dati sull’inflazione e le tensioni geopolitiche legate alla situazione in Iran stanno influenzando il prezzo di Bitcoin. A metà ottobre, la correlazione tra Bitcoin e i principali indici azionari statunitensi è salita al livello più alto da fine maggio, mostrando un’alta sensibilità dell’asset alle turbolenze macro globali.
Al momento della pubblicazione, martedì Bitcoin risultava in aumento dello 0,87%, attestandosi a 80.700 dollari.
I “fondi bloccati” diventano un ostacolo chiave
La ragione principale che ha fermato il rimbalzo attuale risiede nella costante tendenza degli investitori a vendere durante i rialzi.
Secondo i ricercatori della società di analisi on-chain Glassnode, gli investitori che hanno acquistato Bitcoin negli ultimi due anni hanno di fatto un prezzo medio di acquisto concentrato nell’area degli 87.000 dollari e superiori. Quando il prezzo raggiunge questa fascia, questi investitori colgono l’occasione per vendere, realizzando profitti o semplicemente uscire dalla posizione, e ciò ha già bloccato il rialzo di Bitcoin due volte quest’anno.
I ricercatori di Glassnode aggiungono che, ogni volta che Bitcoin affronta questa pressione in vendita, il prezzo subisce spesso cali del 25% o anche più, a dimostrazione del fatto che la pressione dei venditori in quest’area del prezzo è piuttosto forte e sistematica, non solo un semplice shock temporaneo.
Quest’area di resistenza tecnica, combinata con la pressione del deleveraging, amplifica ulteriormente le perdite. Thomas Probst, analista di Kaiko, sottolinea che in questa recente fase di flessione, le liquidazioni forzate delle posizioni long a leva hanno aggravato la discesa dei prezzi di Bitcoin.
L’aumento dell’interconnessione macroaccresce i rischi di volatilità
Oltre agli ostacoli tecnici, il legame di Bitcoin con i mercati finanziari tradizionali si è ulteriormente rafforzato, riducendo la sua autonomia nel movimento al rialzo. La correlazione tra Bitcoin e il mercato azionario ha toccato il punto più alto da fine maggio a metà ottobre, il che significa che nel caso di vendite sugli asset di rischio globali anche Bitcoin avrebbe difficoltà a mantenersi indipendente.
Lacie Zhang, analista di Bitget Wallet, osserva: «Se il mercato azionario dovesse rimbalzare, ciò potrebbe offrire un certo sostegno a breve termine a Bitcoin, dato che Bitcoin rimane sensibile al generale appetito per il rischio.»
Il dato sull'inflazione superiore alle attese e le ripetute evoluzioni geopolitiche continuano a essere variabili chiave che condizionano l’andamento a breve termine del prezzo di Bitcoin. Questo contrasta nettamente con la narrativa di parte degli investitori che vedevano Bitcoin come “oro digitale” in grado di offrire copertura contro i rischi macro, rendendo inoltre più complessa l’efficacia delle strategie rialziste basate sui driver macroeconomici.
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