Waller rivede la politica della Federal Reserve e afferma: l'inflazione ostinata richiede ancora un aumento dei tassi
汇通网13 ottobre—— Waller, membro del consiglio della Federal Reserve nominato da Trump, in passato aveva supportato il taglio dei tassi, diventando però falco nel 2026; ha affermato chiaramente che le politiche tariffarie generano rischi inflazionistici, e dopo il cambio di tono le sue dichiarazioni si basano sui fondamentali, risultando piuttosto obiettive.
Christopher Waller ha tenuto un discorso l’8 ottobre durante il Forum Economico di Istanbul organizzato dalla Banca Centrale Turca, in cui ha ripercorso sistematicamente la logica completa della politica monetaria della Federal Reserve dal taglio dei tassi nel 2025 fino alla ripresa degli aumenti a settembre 2026, illustrando altresì il framework comunicativo attuale della Fed e le prospettive future sulla traiettoria dei tassi.
Retrospettiva: il taglio dei tassi del 2025, una mossa preventiva per evitare la recessione
Waller ricorda che nella seconda metà del 2025 la Federal Reserve ha tagliato i tassi per tre volte consecutive, per un totale di 75 punti base.
La principale motivazione per la decisione di tagliare i tassi era: tolto l'effetto delle tariffe, l'inflazione era vicina all'obiettivo del 2%, il mercato del lavoro mostrava una chiara debolezza, il tasso di disoccupazione era in salita e la creazione di nuovi posti di lavoro stagnante; il principale rischio era quindi il mercato occupazionale e il taglio dei tassi rappresentava fondamentalmente un'operazione preventiva per evitare che l'economia cadesse in recessione.
Cambiamento dei fondamentali: molteplici fattori impediscono il calo dell'inflazione, il contesto politico muta
Nella prima metà del 2026, lo scenario economico cambia strutturalmente: il mercato del lavoro si stabilizza, mentre il processo di discesa dell'inflazione si blocca.
Il conflitto in Medio Oriente è stato un importante fattore di disturbo, spingendo verso l’alto il prezzo del petrolio.
Waller sperava in una rapida risoluzione del conflitto e che l’aumento del prezzo del petrolio non si traducesse in uno shock inflazionistico duraturo; durante questo periodo, alcuni indicatori mostravano un temporaneo allentamento dell’inflazione, con il core PCE che a giugno segnava lo 0,1%, e una prima lettura a inizio luglio allo 0,2%, successivamente rivista allo 0,1%.
Tuttavia, pressioni inflazionistiche persistenti e di diversa natura hanno lentamente soffocato quei segnali di temporaneo miglioramento.
In secondo luogo, l’espansione su larga scala delle infrastrutture AI continuava a far salire i prezzi dei beni tecnologici di consumo, con stime di spesa capitale in costante aumento;
Terzo, le frizioni commerciali si intensificavano, con il rischio di nuove tariffe che potevano spingere di nuovo al rialzo i prezzi; una volta pubblicati i dati di agosto, l’inflazione tornava ad aumentare, rendendo evidente l’esistenza di un evidente scarto dall’obiettivo del 2%.
Waller ha voluto chiarire che la decisione di aumentare i tassi a settembre non è stata presa sulla base del solo dato mensile di agosto, ma ha considerato un insieme di indicatori che per mesi hanno mostrato che il rischio di politica monetaria era ormai cambiato: rafforzamento della resilienza del mercato del lavoro, insieme a una serie di fattori inflazionistici persistenti.
Valutazione centrale: l’attuale livello dei tassi non è sufficiente per ridurre tempestivamente l’inflazione, il rischio maggiore sono le aspettative inflazionistiche
Secondo Waller, il livello dei tassi mantenuto tra dicembre 2025 e settembre 2026 non è stato sufficiente a far rientrare tempestivamente l’inflazione al 2%.
Nell’attuale contesto, con l’intensificarsi dell’attività economica statunitense nella seconda parte dell’anno, non teme che il rafforzamento della politica restrittiva possa far precipitare l’economia in una profonda recessione;
Se le aspettative d’inflazione diventano troppo elevate o si sganciano dai target, bisogna necessariamente ricorrere a una politica restrittiva che allarghi il gap di disoccupazione per abbassare i prezzi, con effetti economici più dannosi e costi di gestione crescenti.
Alla luce degli ultimi dati, Waller ritiene che la situazione attuale dell’economia sia sostanzialmente identica a quella rilevata al meeting FOMC di settembre: i dati sull’occupazione di settembre mostrano che il mercato del lavoro è ancora solido, il tasso di disoccupazione rimane basso, la crescita dei non-farm payrolls è su livelli in grado di mantenere stabile la disoccupazione; ad agosto il core PCE è salito dello 0,25% su base mensile e del 3% su base annua. Dalla primavera 2024 l’inflazione core si aggira stabilmente tra 2,5% e 3,0%, segnalando un progresso insufficiente del processo disinflazionistico.
Nel breve termine, la priorità della Fed rimarrà focalizzata sull’obiettivo dell’inflazione.
Nuovi metodi di comunicazione delle politiche: una comunicazione segnaletica tra “nessuna indicazione” e “forward guidance rigida”
Nella seconda parte del discorso, Waller ha approfondito il paradigma comunicativo della Federal Reserve, proponendo un framework di comunicazione segnaletica, intermedio tra due soluzioni estreme.
Se la Fed non fornisse assolutamente alcuna informazione sulla traiettoria delle politiche, ciò porterebbe a una forte dispersione delle aspettative di mercato, a forti oscillazioni nei prezzi degli asset e a una restrizione delle condizioni finanziarie potenzialmente estrema.
Se invece adottasse una rigorosa forward guidance, fissando in anticipo un percorso prestabilito per gli aumenti, ciò eliminerebbe l’incertezza di breve periodo ma comporterebbe rigidità e impossibilità di adattare il ritmo e l’ampiezza dei rialzi ai dati economici in tempo reale; in uno scenario macro molto incerto, questo potrebbe generare errori di politica monetaria.
La Fed però ha scelto una soluzione intermedia: una comunicazione segnaletica, cioè indicare al mercato il range obiettivo generale e il livello terminale degli interessi, senza predeterminare il ritmo dei rialzi o l’entità di ciascun aumento, chiarendo che la politica monetaria non è predeterminata e che tutto dipende dall’impatto dei dati economici sui doppi obiettivi della Federal Reserve.
Indicando solo la direzione generale e mantenendo la flessibilità data-dipendente.
Il SEP (Sintesi delle Proiezioni Economiche, dot plot) della Fed è proprio il veicolo principale di questo meccanismo segnaletico.
Il dot plot di settembre mostra che la maggior parte dei membri FOMC ritiene necessario almeno un altro rialzo entro l’anno, con 16 dei 18 membri che si aspettano almeno un altro rialzo nei prossimi due incontri annuali, e 4 membri che prevedono addirittura due rialzi.
Per il dot plot 2027, occorre notare che alcune proiezioni combinano “rialzi a inizio anno e tagli a fine anno”; 8 membri prevedono che i tassi a fine 2027 saranno più alti rispetto a oggi.
Anche il mercato ha assimilato questi segnali: secondo i future sui Fed funds, prima del discorso la probabilità di almeno un aumento entro il meeting di dicembre era dell’85%, la probabilità di due rialzi vicina al 20%;
Entro la riunione di marzo 2027, la probabilità di almeno due rialzi è vicina all’80%, quella di tre o più al 33%.
Questo metodo di comunicazione consente di ancorare le aspettative di breve periodo pur mantenendo la flessibilità di adattarne l’implementazione ai dati.
Prospettive future sui tassi d’interesse: necessario ancora alzare i tassi, ma con tempistiche flessibili
Infine, Waller ha presentato le prospettive di policy: se i prossimi dati economici confermeranno le previsioni attuali, la Fed dovrà ancora alzare i tassi, al fine di riportare l’inflazione più rapidamente verso il target del 2%.
Tuttavia, la tempistica degli aumenti potrà essere flessibile, senza necessità di rialzi in tutte le riunioni consecutive, purché si proceda a stretto giro con le operazioni di restrizione necessarie entro finestre temporali ragionevoli.
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