Il presidente della Fed di St. Louis: nei prossimi 6-9 mesi saranno necessari ulteriori aumenti dei tassi, l'inflazione è il principale problema dell'economia statunitense
Il presidente della Federal Reserve di St. Louis, Musalem, ha dichiarato giovedì che, affinché l'inflazione negli Stati Uniti torni prontamente all'obiettivo del 2%, la Federal Reserve dovrà ancora effettuare ulteriori aumenti dei tassi di interesse.
Secondo quanto riportato da Zhitong Finance APP, il presidente della Federal Reserve di St. Louis, Musalem, ha dichiarato giovedì che, affinché il tasso d'inflazione degli Stati Uniti ritorni tempestivamente all'obiettivo del 2%, la Fed ha ancora bisogno di ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Tuttavia, non ha dichiarato apertamente il suo sostegno ad un intervento nella prossima riunione di politica monetaria prevista per la fine del mese, sottolineando che le decisioni future sui tassi dipenderanno ancora dai dati economici.
Musalem ha affermato durante un evento tenutosi a New York: “Per riportare tempestivamente l’inflazione all’obiettivo, la politica monetaria necessita ancora di ulteriori inasprimenti.” Ha inoltre spiegato che, se la Fed volesse ridurre l'inflazione al 2% entro circa 18 mesi, nei prossimi 6-9 mesi potrebbe essere necessario continuare ad aumentare i tassi quando opportuno.
Tuttavia, quando gli è stato chiesto se la Fed dovrebbe aumentare i tassi nella riunione del 27-28 ottobre, Musalem non ha fornito una risposta chiara. Ha dichiarato: “Partecipo a ogni riunione mantenendo una mente aperta, senza giudicare in anticipo quali decisioni verranno prese e senza predefinire quale posizione prenderò personalmente.”
Musalem ha anche sottolineato che, in termini generali, l’attuale situazione dell’inflazione richiede ancora che la Fed consideri ulteriori inasprimenti della politica monetaria.
Va notato che quest'anno Musalem non è membro votante del Federal Open Market Committee (FOMC), l’organo che stabilisce la politica dei tassi, ma le sue dichiarazioni riflettono comunque l'attenzione, all'interno della Fed, verso la pressione inflazionistica e la possibile necessità di futuri aumenti dei tassi.
Nella riunione del 15-16 settembre, la Fed ha adottato un rialzo dei tassi, portando l’intervallo target per i Federal Funds tra il 3,75% e il 4,00%. Si tratta del primo aumento dei tassi da tre anni a questa parte. Le previsioni sui tassi pubblicate allora dagli ufficiali indicavano inoltre che probabilmente entro fine anno ci sarebbe stato un ulteriore rialzo.
Tuttavia, la percezione dei mercati riguardo la tempistica del prossimo aumento è cambiata recentemente. In precedenza, i trader ritenevano altamente probabile un nuovo rialzo a ottobre. Ma la scorsa settimana il presidente della Fed di New York, Williams, ha detto che la Fed non ha alcuna urgenza di agire rapidamente mentre valuta i dati economici più recenti. In seguito, il vice presidente della Fed, Jefferson, ha anch’egli affermato che, al momento, non vede la necessità impellente di un aumento immediato dei tassi.
A seguito di queste dichiarazioni, il mercato ora si aspetta generalmente che la Fed mantenga invariati i tassi nella riunione di ottobre e che il prossimo aumento venga rinviato a dicembre.
Per quanto riguarda le prospettive dell’economia americana, Musalem ritiene che, pur mantenendo una crescita economica solida e un mercato del lavoro generalmente stabile, l’inflazione resta la principale sfida attuale per gli Stati Uniti. Egli afferma che la Fed ha la possibilità di ridurre ulteriormente l’inflazione senza danneggiare in modo significativo il mercato occupazionale e che il ritorno del tasso d’inflazione al 2% gioverà alle prestazioni complessive dell’economia.
Musalem ha inoltre sottolineato che, nonostante il recente aumento dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi, nel complesso le condizioni finanziarie rimangono relativamente accomodanti e continuano a sostenere la crescita. Secondo lui, il rialzo dei rendimenti obbligazionari non significa che gli investitori stiano perdendo fiducia nella Fed, ma riflette piuttosto le aspettative di un aumento dei tassi reali e la crescente competizione per i capitali in un contesto economico solido.
Musalem ha evidenziato in particolare che l’espansione continua degli investimenti nel settore tecnologico e l’enorme fabbisogno di finanziamento del governo americano sono entrambi fattori fondamentali che sostengono i rendimenti obbligazionari su livelli elevati.
Con l’aumento degli investimenti in settori come l’intelligenza artificiale, la richiesta di capitale da parte delle aziende tecnologiche continua a crescere. Allo stesso tempo, il massiccio ricorso al debito da parte del governo degli Stati Uniti per coprire la spesa pubblica aggrava ulterioremente le pressioni su domanda e offerta nel mercato dei capitali.
In merito alle condizioni fiscali degli Stati Uniti, Musalem ha lanciato un avvertimento, affermando che il percorso fiscale perseguito dal governo federale a lungo termine non è sostenibile. Ha dichiarato: “Per la maggior parte degli ultimi vent’anni, il governo federale degli Stati Uniti si è trovato su un percorso fiscale insostenibile.”
Musalem ha sottolineato che il mantenimento di alti livelli di indebitamento pubblico potrebbe comportare rischi per l’economia statunitense. Sebbene al momento non si sia ancora manifestata una crisi evidente di fiducia del mercato, il massiccio fabbisogno di finanziamento del governo rimane un elemento da monitorare con attenzione.
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