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Il prezzo del petrolio continua a dominare la valutazione dell'oro

Il prezzo del petrolio continua a dominare la valutazione dell'oro

汇通财经汇通财经2026/09/23 23:05
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Per:汇通财经

Huitong Network, 24 settembre—— Il mercato non commercia più l’oro semplicemente come indicatore di panico. Attualmente si negoziano le conseguenze a catena causate dalle variazioni dei prezzi del petrolio.



All’apertura di mercoledì (23 settembre), il mercato dell’oro monitora attentamente sia il petrolio sia le mosse della Federal Reserve.

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Martedì i mercati sono stati caratterizzati da forti oscillazioni, con il prezzo dell’oro che si è mantenuto vicino a 4.360 dollari l’oncia. Il prezzo dell’oro si è comportato come uno yo-yo, fluttuando avanti e indietro, chiudendo leggermente in rialzo. Il principale catalizzatore macroeconomico di questa settimana rimane invariato: i primi segnali di progresso nei negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Iran, il loro potenziale nell’abbassare a sufficienza il prezzo dell’energia e, tramite il canale dell’inflazione, nell’indebolire la narrativa di mercato secondo cui “i tassi d’interesse alti persisteranno a lungo”.

Il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato che funzionari statunitensi e l’inviato iraniano hanno tenuto un colloquio di tre ore “molto positivo” a New York. Questo ha riacceso una leggera speranza nel mercato: forse finalmente ci sarà un punto di svolta diplomatico nelle tensioni tra i due Paesi. Ma per l’oro, il canale di trasmissione chiave resta il petrolio. L’oro non viene più scambiato solo come bene rifugio geopolitico, ma riflette sempre più le ripercussioni secondarie del prezzo dell’energia su inflazione, politiche della Federal Reserve e il dollaro.

I prezzi del petrolio hanno già iniziato a giocare un ruolo.

Favorito dalle notizie di distensione tra Stati Uniti e Iran e dalle indiscrezioni secondo cui l’Arabia Saudita sarebbe pronta a riattivare l’oleodotto Est-Ovest, aprendo una rotta alternativa per l’export bypassando lo Stretto di Hormuz, il WTI ha perso oltre il 10% dalla chiusura di martedì scorso. Ogni calo di un dollaro del petrolio mina una delle principali logiche che sostengono le aspettative di rialzo dei tassi globali.

L’andamento dell’oro è strettamente legato a quello del petrolio.

Questa relazione è attualmente il principale motore delle oscillazioni a breve termine del prezzo dell’oro. Un aumento dei prezzi dell’energia spinge direttamente l’inflazione, e l’oro risponde ormai in modo sempre più sensibile se lo shock inflattivo è percepito come temporaneo o strutturale. Se il petrolio continuerà a scendere, il mercato inizierà a dubitare che l’attuale fase di rialzo dei tassi nel mondo sviluppato sia sopravvalutata; al contrario, un rimbalzo del petrolio ridarebbe slancio alla narrazione di politica monetaria hawkish.

Questo spiega un fenomeno: a volte le notizie di tensioni geopolitiche fanno impennare l’oro, ma anche se le notizie negative persistono, il giorno dopo il prezzo può indebolirsi. Il mercato non commercia più l’oro solo come un indice di panico. La vera negoziazione ora si basa sulle conseguenze a catena delle variazioni del petrolio.

La Federal Reserve rappresenta l’altra metà dell’equazione.

La settimana scorsa la Fed ha votato all’unanimità per un rialzo dei tassi per la prima volta in tre anni; in seguito tutte le dichiarazioni ufficiali sono state improntate all’hawkish, sostenendo il rafforzamento del dollaro e mantenendo sotto pressione il prezzo dell’oro. Il presidente della Fed di Richmond Thomas Barkin ha avvertito che ci vorrà del tempo prima che le spinte inflazionistiche si attenuino e che esiste un rischio di “solidificazione dell’alta inflazione”, anche se non ha segnalato un rialzo imminente.

Così l’oro resta confinato in un intervallo ristretto ma cruciale. Il calo del petrolio è un fattore positivo, mentre il rafforzamento del dollaro rappresenta una resistenza. Finché gli operatori non avranno una chiara percezione sull’intensità della disinflazione energetica e sulla possibilità che possa invertire la linea attuale della Fed, il prezzo dell’oro probabilmente continuerà a seguire le oscillazioni del petrolio.

Tuttavia, sotto la superficie, forze di sostegno più profonde si stanno formando.

Fino ad agosto, le importazioni cinesi di oro sono salite alle stelle, superando le 1.000 tonnellate e già oltre il totale annuo del 2025. Un aumento significativo, che indica come la domanda di oro fisico non stia aspettando condizioni macro perfette per entrare sul mercato. Il rafforzamento dello yuan ha incrementato il potere d’acquisto interno, il prezzo domestico rimane leggermente sopra lo standard internazionale e la domanda di investimento continua ad assorbire l’offerta di mercato.

Fino ad agosto, gli ETF sull’oro domestico hanno aumentato le riserve di circa 44 tonnellate, mentre le banche centrali mondiali non hanno rallentato l’acquisto di oro. In agosto la People’s Bank of China ha proseguito lo storico acquisto iniziato quasi due anni fa, dando ulteriore sostegno al sentiment di mercato.

Ne resulta una dinamica interessante: le trattative macro sono guidate dal conflitto petrolio-dollaro-Fed, mentre la domanda fisica mantiene silenziosamente un pavimento di supporto.

Per i trader, questa è la principale contraddizione attuale.

Se i prezzi del petrolio continueranno a scendere, le aspettative sui tassi si indeboliranno, e la domanda cinese resterà solida, la resistenza macro sull’oro diminuirà. Al contrario, se il negoziato tra Usa e Iran fallirà e il petrolio tornerà a salire, le pressioni inflazionistiche riaffioreranno e il dilemma della Fed sugli aumenti tornerà al centro del mercato.

Attualmente, il prezzo dell’oro resta stabile perché nessuna delle parti è nettamente predominante.

Il petrolio mantiene ancora il ruolo guida nella determinazione dei prezzi.

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Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.

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