Il Brent scende sotto i 99 dollari, UBS: i negoziati stessi ormai non possono essere ignorati, i prezzi del petrolio potrebbero mantenere una pressione al ribasso nel breve termine
Il prezzo del Brent questa settimana è diminuito drasticamente, mentre i contatti diplomatici tra USA e Iran e le attese di una parziale riapertura dell’oleodotto saudita hanno simultaneamente risollevato il sentiment del mercato, attenuando temporaneamente la stretta nell’offerta.
Mercoledì il Brent è sceso fino a 97,77 dollari a barile, accumulando una perdita vicina all’11% rispetto al picco di 109,65 dollari di questo mese. Secondo i sauditi, l’oleodotto Est-Ovest potrebbe riprendere parzialmente il flusso in pochi giorni, e l’export dal porto di Yanbu sarà rilanciato; nel frattempo, durante l’Assemblea Generale dell’ONU, Stati Uniti e Iran hanno avuto un incontro di tre ore, che Trump ha descritto come “molto positivo”.
L’esperto energetico di UBS Dominic Ellis avverte che il semplice fatto che i negoziati siano in corso non può essere ignorato e, secondo le previsioni, continuerà a esercitare pressione ribassista sulle quotazioni petrolifere nel breve termine. Tuttavia, qualora si raggiungesse un risultato concreto, il prezzo del Brent potrebbe rapidamente scendere nell’area degli 80 dollari.
La discesa del petrolio ha permesso una lieve flessione dei prezzi alla pompa negli USA: secondo i dati AAA, il prezzo medio della benzina normale è sceso mercoledì a 4,474 dollari al gallone. Tuttavia, nel corso di questo mese il petrolio è salito in totale del 9,3% e il modesto ritracciamento attuale produce un effetto politico di sollievo molto limitato per l’amministrazione Trump: i prezzi restano decisamente sopra la soglia politicamente sensibile dei 4 dollari al gallone.

Le attese sulla riapertura dell’oleodotto saudita alleviano la pressione sull'offerta a breve termine
L’Arabia Saudita ha annunciato che il flusso di greggio nell'oleodotto Est-Ovest potrebbe riprendere parzialmente nei prossimi giorni e che le spedizioni di petrolio in partenza dal porto di Yanbu saranno presto ripristinate. Alcuni acquirenti asiatici sono già stati programmati per riprendere il carico nello scalo di Yanbu, attenuando in parte la tensione del mercato fisico.
Secondo media locali, la riparazione completa dell’oleodotto potrebbe richiedere fino a otto settimane. Dominic Ellis di UBS sottolinea che anche una semplice riapertura parziale è sufficiente ad alleviare il più urgente collo di bottiglia sul lato dell’offerta. Il Brent, dal massimo di metà mese, è già sceso di quasi l’11%, con una perdita settimanale di circa il 3,8%.
Contatti USA-Iran a New York: il solo negoziare già rappresenta un segnale per il mercato
Secondo notizie della Televisione Centrale Cinese, il 22 settembre ora locale, il ministro degli Esteri iraniano Araghi ha incontrato il rappresentante speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, durante la 81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Il presidente degli Stati Uniti Trump ha affermato che i funzionari americani hanno avuto martedì un incontro “molto positivo” con i rappresentanti iraniani proprio durante l’Assemblea Generale a New York. All’incontro, durato tre ore, hanno partecipato Steve Witkoff e Jared Kushner. Witkoff ha dichiarato dopo l’incontro di “sentirsi molto ottimista” e ha auspicato su X che il colloquio “si riveli costruttivo e promettente”.
Anche da parte iraniana è stato confermato un contatto mediato con gli Stati Uniti, precisando che sono state poste condizioni per la riapertura del passaggio nello Stretto di Hormuz, affermando che, se tali condizioni saranno soddisfatte, la riapertura potrebbe avvenire in soli sette giorni.
UBS: le pressioni ribassiste potrebbero persistere, ma l’esito dei negoziati resta incerto
Dominic Ellis di UBS adotta un atteggiamento prudente sulle prospettive dei negoziati nel suo report ai clienti. Sottolinea che i critici noteranno come dichiarazioni simili da parte americana in passato non abbiano prodotto progressi diplomatici concreti e che gli Stati Uniti abbiano già respinto la condizione preliminare iraniana della rimozione immediata delle sanzioni – condizione necessaria posta dall’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Ciononostante, Dominic Ellis rimarca che “il semplice fatto che i negoziati siano iniziati è già di grande rilievo; a meno che emergano segnali chiari di stallo, questa situazione potrebbe continuare a pesare al ribasso sui prezzi del petrolio”. Avverte anche che, se i colloqui porteranno ad una svolta, il Brent potrebbe tornare rapidamente nell’area degli 80 dollari.
Lo scenario di base di UBS prevede che, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, il governo americano abbia forti motivazioni a preferire la “carota” al “bastone”. Trump ha precedentemente espresso sostegno al divieto di esportazione del gasolio USA, posizione che contrasta con quanto affermato la settimana scorsa dal Segretario agli Interni Burgum secondo cui il bando “non funzionerà come previsto”, segno che la Casa Bianca è sempre più preoccupata per i prezzi interni dei carburanti. Secondo Dominic Ellis, la diplomazia verso l’Iran potrebbe essere la via più rapida per l’amministrazione Trump per ridurre nell’immediato i prezzi di petrolio e prodotti raffinati.
Tuttavia, sul medio periodo, UBS ritiene poco probabile che gli Stati Uniti accettino le condizioni poste dall’Iran: “Non ci sorprenderebbe se la situazione tornasse a una bassa intensità di confronto, come visto nell’ultimo mese”.
L’ombra della crisi della raffinazione resta, la pressione politica non si attenua
Anche se il petrolio è sceso sotto la quota dei tre numeri, dando un minimo di respiro ai prezzi della benzina, l’analista di Goldman Sachs Nikhil Bhandari osserva in un report pubblicato martedì che la crisi della raffinazione globale continuerà almeno fino al 2027, mantenendo la pressione su prezzi di benzina e diesel.
Per l’amministrazione Trump, i prezzi attuali restano ben sopra la soglia politica dei 4 dollari al gallone e la capacità della diplomazia di tradursi in un accordo concreto sarà la variabile chiave che determinerà l’andamento del mercato e l’effettivo allentamento della pressione politica.
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