JPMorgan: L'aumento dei tassi non è sufficiente a fermare il rally delle azioni USA, i veri rischi sono i tassi a lungo termine, la politica fiscale e le questioni geopolitiche
JPMorgan ritiene che un aumento dei tassi d'interesse non significhi necessariamente la fine della logica di crescita del mercato azionario statunitense; la spesa in capitale per l'intelligenza artificiale e i profitti aziendali possono ancora sostenere il mercato azionario. Tuttavia, il deficit fiscale, l'offerta di obbligazioni e i rischi geopolitici continueranno a spingere verso l'alto i tassi d'interesse a lungo termine. Bisogna realmente prestare attenzione al rapido avvicinamento dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni verso il 5,5%-6%, quando la pressione sulle azioni con valutazioni elevate, soprattutto quelle a crescita, potrebbe aumentare significativamente.
La Federal Reserve ha annunciato un aumento dei tassi di 25 punti base nella serata di mercoledì (ora locale), ma il mercato non ha proseguito la precedente tendenza verso asset rifugio; al contrario, il giorno successivo si è verificata una brusca inversione: i mercati azionari e obbligazionari statunitensi sono cresciuti all’unisono, i titoli dei chip per AI hanno guidato il settore tecnologico e una massiccia copertura delle posizioni corte ha ulteriormente amplificato il rialzo. Giovedì, l’indice S&P 500 ha riconquistato la media a 50 giorni, il Nasdaq ha guidato i principali indici azionari ed anche i titoli dei chip AI, precedentemente svenduti, hanno registrato un forte rimbalzo.
La brusca inversione del mercato ha rispecchiato anche quanto emerso nella conferenza macro globale 2026 del dipartimento di strategia di mercato di JPMorgan che si è tenuta il 10 settembre. Alla conferenza hanno partecipato 15 relatori provenienti dai settori macro e finanziari; la valutazione principale è la seguente: in questo ciclo, azioni e rendimenti delle obbligazioni USA a lunga scadenza possono salire contemporaneamente, e un semplice aumento dei tassi non è sufficiente per mettere fine al rally di Wall Street.
Secondo JPMorgan, l’espansione della spesa in conto capitale per l’AI e i profitti aziendali restano i principali pilastri a sostegno del mercato azionario, mentre il deficit fiscale, l’aumento dell’offerta di Treasury e la crescita del premio a termine continuano a spingere al rialzo i rendimenti a lunga scadenza. Il vero motivo di preoccupazione non è tanto la prosecuzione della salita dei rendimenti, quanto piuttosto il sorpasso del rendimento decennale dei Treasury USA oltre il 5,5%-6%, soprattutto se ciò dovesse avvenire troppo rapidamente superando questa "linea della paura".
I rialzi dei tassi non sono necessariamente fatali per Wall Street: la soglia chiave è 5,5%-6%
Rispetto ai passati cicli, la sensibilità delle azioni statunitensi ai tassi d’interesse sta diminuendo. AI, sanità e servizi costituiscono una quota crescente dell’economia, riducendo il peso del tradizionale meccanismo di trasmissione dei tassi sulla valutazione azionaria. Il team di strategia equity di JPMorgan prevede che l’S&P 500 si attesterà a 8000 punti entro fine anno e ritiene che la crescita degli utili, le posizioni non eccessivamente pesanti e valutazioni che non sono ancora a livelli estremi forniscano ulteriore supporto.
Tuttavia, questa capacità di resistenza ha i suoi limiti. Secondo la conferenza, la soglia di rendimento del 5%, storicamente significativa per il mercato, si è spostata più in alto, e solo nell’area del 5,5%-6% del decennale USA il mercato azionario potrebbe effettivamente iniziare a soffrire. I titoli tecnologici e growth costituiscono circa il 34% dell’S&P 500 e risultano più sensibili sia agli utili futuri che ai rendimenti a lungo termine.
Inoltre, la velocità di crescita dei rendimenti conta più del loro livello assoluto. Una salita lenta e ordinata può ancora essere assorbita dalla crescita degli utili, ma un’impennata improvvisa potrebbe colpire contemporaneamente sia le valutazioni sia la spesa in conto capitale delle imprese.
Gli investimenti in AI continuano a crescere, ma il collo di bottiglia si è spostato dalla domanda all’offerta
I tassi elevati non hanno ancora chiaramente indebolito il ciclo di spesa in conto capitale nell’AI. Le cinque principali aziende cloud statunitensi prevedono indicazioni di capex cumulato oltre 750 miliardi di dollari entro il 2026, con una proiezione che supera i 1.100 miliardi per il 2027; entro il 2030, la spesa totale in capitali legata all’AI potrebbe raggiungere i 5.500 miliardi di dollari.
JPMorgan prevede che nei prossimi cinque anni il mercato del credito investment grade possa fornire oltre 2.100 miliardi di dollari di finanziamenti per data center, mentre high yield bond e leveraged loan aggiungerebbero circa 350 miliardi di dollari ulteriori.
Nel frattempo, il principale ostacolo agli investimenti in AI si sta ora spostando dalla domanda a risorse come energia elettrica, trasmissione, terreni e autorizzazioni. Il tasso di crescita della domanda sulla rete elettrica USA è già passato dall’1% al 3%, ma i tempi per l’approvazione di nuovi progetti di trasmissione continuano ad essere lunghi. Finché le infrastrutture riusciranno a tenere il passo, la spesa in conto capitale per l’AI potrà continuare a tradursi in un aumento della produttività, contribuendo nei prossimi uno o due anni con circa mezzo punto percentuale alla crescita della produttività del lavoro.
Questo è anche uno dei principali motivi per cui Wall Street può sopportare tassi più elevati: se gli investimenti in AI si tradurranno effettivamente in ricavi e produttività, l’espansione degli utili può in parte compensare la pressione valutativa generata dai tassi d’interesse più alti.
Tassi a lunga scadenza, finanza pubblica e geopolitica sono i veri rischi da tenere sotto controllo per Wall Street
L’aumento dei rendimenti sulle scadenze lunghe non è un caso unico degli Stati Uniti. Anche i rendimenti europei stanno salendo, segno che l’offerta fiscale e il premio a termine possono contare più degli investimenti in AI. Un’indagine della New York Fed rivela che il premio a termine sui Treasury USA a dieci anni è già salito a circa 125 punti base, mentre le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale statunitense a lungo termine rimangono persistenti.
Le tensioni geopolitiche potrebbero, inoltre, far salire nuovamente l’inflazione attraverso l’aumento del prezzo del petrolio. Il team commodities di JPMorgan prevede che, nello scenario di “conflitto permanente”, il prezzo medio del Brent nel 2027 potrebbe raggiungere gli 87 dollari al barile, ben superiore ai 64 dollari previsti nello scenario di pace.
Nel frattempo, le politiche di “accessibilità” interne agli Stati Uniti probabilmente continueranno a sostenere l’espansione fiscale. Un sondaggio tra i partecipanti alla conferenza ha mostrato che il 75% si aspetta che il Congresso rimanga diviso anche dopo le elezioni di medio termine, con il costo della vita che resta la principale fonte di pressione finanziaria per le famiglie americane.
Di conseguenza, il vero dilemma non è “rialzo tassi o boom azionario”, ma se i profitti e gli investimenti in AI possano continuare a superare la pressione derivante dai rendimenti. Finché i tassi di lungo periodo saliranno in modo ordinato, i titoli statunitensi potranno continuare a crescere insieme ai rendimenti; ma se il rendimento decennale dei Treasuries dovesse avvicinarsi rapidamente o superare la soglia del 5,5%-6%, tale equilibrio sarà realmente messo alla prova.
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