Il calo dei prezzi del petrolio allevia la pressione inflazionistica, l'oro rimbalza sopra 4300, tornando nella fascia superiore del range.
Huitong Network 18 settembre—— L’oro è rimbalzato durante le prime ore della sessione asiatica di venerdì fino a quota 4360 dollari, recuperando dalle minime delle ultime sei settimane. Il calo del prezzo del petrolio ai minimi di una settimana e l’indebolimento del dollaro hanno migliorato il contesto a breve termine dell’oro, tuttavia la Federal Reserve mantiene un orientamento di politica monetaria restrittivo: la probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi a ottobre è salita al 53,1%, per cui la ripresa dell’oro resta vincolata sia dai rendimenti obbligazionari che dal dollaro.
L’oro spot nella sessione asiatica di venerdì è risalito in modo volatile, con XAU/USD tornato vicino ai 4360 dollari, segnando un certo rimbalzo tecnico dopo il rapido aggiustamento precedente. Due sono i principali fattori che hanno guidato questa ripresa: il primo riguarda il netto calo dei prezzi del petrolio, che riducendo i costi energetici ha raffreddato i timori di un’ulteriore fiammata inflazionistica; il secondo è l’indebolimento temporaneo del dollaro, che ha alleggerito la pressione del cambio sui prezzi in valuta statunitense dell’oro. Tuttavia, con la Federal Reserve che resta su posizioni restrittive nelle sue ultime indicazioni di policy, l’attuale rimbalzo dell’oro rappresenta più una correzione tecnica dai minimi che un inizio di nuovo trend direzionale.
I recenti cambiamenti nel mercato energetico stanno ridefinendo la logica di prezzo dei metalli preziosi. Il petrolio greggio è sceso ai minimi di una settimana, sostenuto dalla prospettiva che l’interruzione delle forniture dal Medio Oriente possa gradualmente allentarsi; inoltre, l’Arabia Saudita punta a ripristinare parzialmente il flusso di petrolio lungo un importante oleodotto, riducendo ulteriormente i timori di un’offerta persistentemente sotto pressione.
Di recente la correlazione tra prezzi dell’energia e oro si è rafforzata. David Meger, responsabile di metalli presso High Ridge Futures, afferma che la discesa del prezzo dell’energia sta alleggerendo il peso esercitato in precedenza dall’inflazione sul mercato aurifero. Per il mercato attuale, gli investitori guardano non solo alla domanda di beni rifugio, ma anche a come i cambiamenti del petrolio possano influenzare, attraverso le aspettative inflazionistiche, i tassi statunitensi e la traiettoria del dollaro. Parallelamente, il calo del dollaro migliora l’ambiente tattico dell’oro: essendo quotato in dollari, un dollaro più forte rende l’oro più caro per gli investitori in altre valute, mentre il deprezzamento della valuta USA ne aumenta l’attrattività relativa. In precedenza, il continuo calo del prezzo dell’oro era accompagnato dalla forza del dollaro e dal rialzo dei rendimenti dei treasury americani, esercitando una duplice pressione; di conseguenza, ogni indebolimento del dollar index può sostenere un rimbalzo temporaneo del metallo prezioso.
Eppure, il principale freno al mercato aurifero resta la politica monetaria statunitense. Mercoledì scorso la Fed ha aumentato il tasso sui Fed funds di 25 punti base portandolo nella fascia 3,75-4,00%, lasciando intendere che ci sarà probabilmente almeno un altro rialzo quest’anno. Più che alla decisione attuale, i mercati guardano alla durata della fase di tassi elevati. Secondo il FedWatch tool del Chicago Mercantile Exchange, il mercato stima ora una probabilità di circa il 53,1% per un ulteriore rialzo a ottobre, in aumento rispetto al 44% del giorno precedente.
I rendimenti dei Treasury USA confermano che il fattore tassi resta il principale ostacolo per l’oro. Alcuni strateghi osservano che dopo la decisione Fed, il rafforzamento del dollaro e l’impennata dei rendimenti hanno spinto l’oro al ribasso; il rendimento del biennale USA si è avvicinato a 4,75%, mentre quello decennale è risalito verso il 5%. Rendimenti elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non genera interessi. Quando il rendimento di asset privi di rischio rimane elevato, l’interesse degli investitori si sposta lontano dal metallo prezioso. Tuttavia, ciò non significa che sia svanita la logica rialzista di medio periodo: secondo alcuni strategist, l’attuale traiettoria restrittiva della Fed è ormai in gran parte scontata dai prezzi degli asset. Se in futuro i dati macro USA mostreranno segni di rallentamento, le aspettative di tassi potrebbero correggersi al ribasso, aprendo spazio a un calo di rendimenti e dollaro, con possibilità di un nuovo slancio rialzista per l’oro. Perciò, la ripresa strutturale dell’oro dipenderà in larga misura dalla capacità dei prossimi dati USA di modificare l’attuale pricing sui tassi.
Dal punto di vista del sentiment, il rimbalzo dai minimi di sei settimane suggerisce che parte del capitale sta tornando a valutare una allocazione sui minimi, ma il mercato resta complessivamente prudente. L’attuale prezzo in area 4345 dollari rappresenta ancora una fase di recupero dopo il recente calo, e gli investitori rimangono estremamente sensibili a ogni cambiamento su policy Fed, dollaro e rendimenti. Se il gold break out non riuscirà sopra le principali resistenze tecniche, per il breve periodo potrebbe riaffacciarsi l’ipotesi di prese di profitto. Va inoltre seguito da vicino l’andamento futuro del petrolio: se le forniture dal Medio Oriente torneranno stabili e i prezzi energetici continueranno a scendere, l’inflazione attesa potrà calmarsi ancora, riducendo le pressioni sui tassi. Al contrario, se la normalizzazione dell’offerta sarà più lenta del previsto e il prezzo del petrolio tornerà a salire, i costi energetici potrebbero rilanciare le attese di inflazione e spingere la Fed a conservare tassi restrittivi più a lungo, con ricadute negative sull’oro.
Attualmente occorre monitorare con attenzione tre vettori: anzitutto la prosecuzione del trend ribassista del petrolio; in secondo luogo i dati USA su inflazione e lavoro, che possono modificare l’outlook sui tassi a ottobre; infine l’andamento simultaneo di dollaro e rendimenti dei Treasury.
Dall’analisi daily, il prezzo spot dopo una fase di calo è rimbalzato vicino ai minimi di sei settimane, risalendo in area 4345 dollari. Il prezzo si trova tuttora leggermente sopra la media mobile semplice dei 100 giorni, segnalando che la struttura rialzista di medio termine non è stata completamente intaccata, sebbene il trend di breve sia passato da una chiara fase rialzista a un pattern laterale di aggiustamento. La SMA a 100 giorni si trova intorno ai 4325 dollari, rappresentando una zona di supporto daily importante: finché il prezzo si mantiene sopra questo livello, c’è spazio per ulteriori correzioni tecniche. La resistenza da monitorare è intorno ai 4435 dollari, in corrispondenza della banda centrale delle Bollinger Bands, prima barriera chiave nel recupero in atto. Un saldo superamento dei 4435 dollari potrebbe rafforzare la spinta dei compratori e condurre il prezzo verso la banda superiore delle Bollinger in zona 4678 dollari. Tuttavia, rispetto ai livelli attuali lo spazio è ancora ampio, e in assenza di un indebolimento più netto di dollaro e rendimenti, un breakout diretto oltre quest’area risulta difficile. L’RSI daily si aggira attualmente intorno a 48,58, in zona neutrale, fuori da ipercomprato e ipervenduto, segnale che i compratori non hanno ancora assunto il controllo. Questo quadro RSI è coerente con la struttura attuale, che non mostra quindi un chiaro segnale di inversione, quanto piuttosto un mercato in attesa della prossima direzione dominante. Se il supporto a 4325 dovesse cedere, il prossimo test tecnico sarà in zona 4190 dollari, sulla banda inferiore delle Bollinger: la tenuta o meno di quest’area sarà decisiva per la conferma della struttura rialzista di medio periodo.
Sul timeframe a 4 ore, dopo un forte ribasso il prezzo dell’oro ha avviato un rimbalzo, con l’indebolimento della spinta ribassista, ma la validazione del recupero necessita il breakout delle resistenze principali. In area 4345 dollari il prezzo oscilla attualmente, mentre i 4325 dollari rappresentano il supporto chiave di breve termine. Se il prezzo manterrà i 4325 e supererà i 4435 dollari, la struttura di rimbalzo 4H potrà rafforzarsi ulteriormente; viceversa, un nuovo break in basso dopo il fallimento su 4435, segnalerebbe un mercato ancora strutturalmente debole, con possibili nuovi test verso 4190 dollari. Complessivamente l’impianto tecnico attuale suggerisce una fase di consolidamento e correzione dai minimi: un ritorno di forza di trend richiede il doppio superamento dei 4435 dollari e la conferma di una flessione di dollaro e rendimenti.
L’oro si trova ora al centro di un tiro alla fune tra la persistente impostazione restrittiva della politica monetaria e il calo del prezzo del petrolio. Il ribasso del greggio e il dollaro debole hanno fornito un margine di rimbalzo a breve termine, ma la Fed mantiene il costo del denaro elevato e la probabilità di nuovo rialzo a ottobre è salita al 53,1%, segno che il costo opportunità per l’oro resta alto.
Sul piano tecnico, i 4325 dollari rappresentano ora un supporto importante, mentre i 4435 dollari sono la resistenza chiave per l’estensione del rally. Se dollaro e rendimenti USA proseguiranno la correzione, l’oro potrà continuare il suo recupero dai minimi; viceversa, dati macroeconomici USA forti che dovessero riaccendere le attese di un nuovo rialzo peserebbero nuovamente sulle quotazioni. Nel breve periodo, l’attenzione degli operatori si è spostata dalla mera funzione di bene rifugio al gioco di interdipendenze tra petrolio, inflazione, tassi e dollaro.
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