La teoria del rallentamento dell'AI non ferma la frenesia di finanziamenti dei giganti dei modelli! Il lancio di Astra accende il dibattito sull'AGI, OpenAI mira a una valutazione di 1,2 trilioni di dollari
OpenAI sta conducendo trattative iniziali con gli investitori per discutere un nuovo round di finanziamento, che porterebbe la valutazione di OpenAI, creatore di ChatGPT, a oltre 1,2 trilioni di dollari. Successivamente, la società effettuerà la sua offerta pubblica iniziale.
Secondo quanto riportato da "Finanza Intelligente", OpenAI, sviluppatore di ChatGPT e leader mondiale delle applicazioni di intelligenza artificiale, sta avviando discussioni preliminari con potenziali investitori per un nuovo round di finanziamento, con una valutazione proposta superiore a 1.200 miliardi di dollari. Secondo fonti anonime citate dai media, le trattative sono state avviate da investitori istituzionali e la loro prosecuzione dipenderà dai tempi della quotazione in borsa; il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che molto probabilmente la società si quoterà solo nel 2027.
Questo significa anche che, prima di essere sottoposti a una valutazione pubblica di mercato, gli investitori sono ancora disposti a competere per ulteriori quote di OpenAI. La logica commerciale alla base di questo interesse risiede nell’ampliamento delle capacità dei modelli avanzati, che possono svolgere una gamma sempre più ampia di compiti, portando a un potenziale maggiore di crescita per abbonamenti, servizi aziendali e ricavi da API; il supporto alla futura valutazione dipenderà dalla velocità con cui questi bisogni si trasformeranno in ricavi e flussi di cassa.
Se OpenAI sta considerando un nuovo round di finanziamento che potrebbe superare i 1.200 miliardi di dollari, e se si osservano anche le dinamiche di finanziamento di altri due leader nel settore delle applicazioni AI, ovvero Anthropic e DeepSeek, risulta evidente come la competizione tra i capitali per conquistare le piattaforme modello stia aumentando. Anthropic ha annunciato a maggio di aver completato un finanziamento da 65 miliardi di dollari, con una valutazione post-investimento arrivata a 965 miliardi; successivamente, il 11 settembre si è appreso dai media che una sua potenziale IPO potrebbe avvenire a una valutazione di circa 2.000 miliardi di dollari, con un obiettivo massimo di raccolta di circa 100 miliardi, il che supererebbe il record storico di 86,3 miliardi fissato da SpaceX a giugno. Il valore di 2.000 miliardi sarebbe però una stima potenziale in vista dell’IPO e non rappresenta il valore di mercato raggiunto dopo un nuovo round di finanziamento già concluso.
Per quanto riguarda DeepSeek, principale sviluppatore cinese di modelli AI all’avanguardia, il 9 settembre alcuni media hanno riportato che è in corso un finanziamento negoziato sulla base di una valutazione pre-money di circa 71 miliardi di dollari, mentre la valutazione del primo round era di circa 52 miliardi. In diversi mercati i capitali stanno quindi scommettendo fortemente sulle prospettive di crescita delle applicazioni AI, ma i prezzi ancora in fase di trattativa dovranno essere confermati dagli accordi finali.
Prima dell’IPO: OpenAI pianifica un nuovo round di finanziamento, valutazione oltre i 1.200 miliardi di dollari
OpenAI sta infatti discutendo con alcuni investitori un nuovo round di finanziamento, che porterebbe la valutazione della società sviluppatrice di ChatGPT oltre i 1.200 miliardi di dollari prima dell’offerta pubblica iniziale.
Secondo quanto riportato dai media, una fonte informata sulla questione e che ha richiesto l’anonimato ha riferito che l’effettiva prosecuzione di questo finanziamento dipenderà da quando OpenAI deciderà di quotarsi. Le trattative sarebbero state avviate dagli investitori.
Questo finanziamento preparerebbe il terreno a una IPO attesa da tempo. In precedenza, il CEO di OpenAI Sam Altman aveva dichiarato a "Fortune" che il piano per la quotazione è in corso, ma non avverrà nel 2024. Nel frattempo, se il finanziamento dovesse avvenire sulla base di questa valutazione, OpenAI supererebbe il principale concorrente, Anthropic, che a maggio, considerando anche i nuovi investimenti ricevuti, era stato valutato 965 miliardi di dollari.
Il "Financial Times" britannico ha riportato martedì che questa trattativa consentirebbe agli investitori di lunga data di OpenAI di aumentare la propria esposizione prima dell’IPO.
Anthropic sta a sua volta preparando il proprio debutto in borsa e ha scelto il Nasdaq come piattaforma. Secondo Bloomberg, la società sviluppatrice del chatbot Claude punta a raccogliere, durante la possibile IPO fissata già per ottobre, una cifra pari o superiore a quella di SpaceX, cioè almeno 86,3 miliardi. SpaceX aveva raccolto quella cifra da record nella sua emissione di giugno.
Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha recentemente dichiarato in un’intervista a "Fortune" che la quotazione della sua azienda non avverrà prima del 2027.
Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e dell’economia di scala, la capacità di OpenAI e Anthropic di attrarre capitali istituzionali e valutazioni elevate dipende dal saper trasformare la potenza dei modelli in lavoro specialistico ripetibile. Il pre-training permette capacità di base, il reinforcement learning e la valutazione dei task migliorano il ragionamento e l’esecuzione, mentre il tool calling, la gestione del contesto e la verifica dei risultati consentono ai modelli di portare a termine flussi di lavoro più lunghi.
Un esempio concreto di questa trasformazione è il nuovo modello Astra lanciato di recente da OpenAI, che ha acceso il dibattito sullo sviluppo di AGI. OpenAI ha dichiarato che nei test di simulazione ritardata di OSWorld 2.0, Astra ha ottenuto un punteggio del 72,6% nei task, impiegando circa 40 minuti per ogni task; la precedente generazione GPT-5.6 Sol aveva ottenuto il 65,7% e richiesto circa 75 minuti. Si tratta di una prova che le performance e l’efficienza temporale possono essere migliorate simultaneamente in condizioni specifiche di valutazione. I risultati eclatanti di Astra includono anche il 98% al quarto livello di FrontierMath e il 99,9% all’ARC-AGI-3, a testimonianza di grandi balzi di capacità in test particolarmente complessi, motivo per cui il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha affermato recentemente sui social che l’arrivo di GPT-6 Astra “annuncia l’era dell’AGI”.
Le ultime rivelazioni di Anthropic su una serie di sistemi multi-agente hanno inoltre confermato il valore dell’ingegnerizzazione per la pianificazione, il recupero parallelo dei dati e il tool calling su più turni. Se questi progressi ridurranno costantemente il bisogno di intervento umano nei task dei clienti, le aziende avranno ancora più motivi per includere l’AI nei loro budget quotidiani; di conseguenza lo spazio di mercato per le società di modelli si allargherà anche a sviluppo software, ricerca e servizi professionali ad alto valore aggiunto.
Il fatto che il piano abbonamento Pro sia stato improvvisamente sospeso a causa di Astra dimostra la fortissima domanda commerciale per i grandi modelli AI, unitamente ai vincoli di capacità computazionale. Secondo i media, il responsabile prodotto di OpenAI, Tibo, ha dichiarato che la domanda per Astra è “senza precedenti” e che i piani Pro esercitano la maggiore pressione sul sistema; dal 10 settembre, la società ha sospeso nuove iscrizioni e upgrade al piano Pro 20x da 200 dollari al mese, mantenendo però attivi i rinnovi dei clienti già abbonati.
Dal punto di vista tecnico, i grandi modelli necessitano di molta capacità computazionale per ripetuti accessi al contesto, tool calling, generazione di soluzioni e verifica dei risultati: l'elaborazione degli input aumenta il carico computazionale, le conversazioni lunghe e l’elevata concorrenza incrementano l’uso della KV cache, mentre le fasi di generazione possono essere limitate dalla banda della memoria GPU. Quindi, aumentare la capacità e ottimizzare la schedulazione influenza direttamente quanti clienti potranno essere serviti e a quale costo.
È indubbio che la pressione della domanda generata da Astra rafforzi la motivazione commerciale di OpenAI ad espandere la propria capacità; il vero nodo che sostiene la valutazione nell’ordine dei trilioni di dollari è la capacità di migliorare costantemente l’efficienza di consegna dei task, generando crescita sostenibile di abbonamenti, API e ricavi aziendali, fino ad arrivare a profitti e flussi di cassa ricorrenti.
Se una valutazione da trilioni si scontra con un rendimento del 5%, l’investimento nell’ondata AI si concentra sempre più sulla “capacità di generare valore”
Allo stesso tempo, con il diffondersi delle teorie sul “rallentamento dell’AI” e l’aumento dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni, la borsa americana e i mercati mondiali stanno confrontando la capacità delle aziende AI di consegnare utili reali sull’onda del boom tecnologico: i capitali continuano a contendersi il potenziale di crescita di lungo periodo delle piattaforme top, mentre i mercati pubblici diventano più esigenti sulla rapidità con cui le società legate all’AI, soprattutto quelle software quotate, generano profitti reali.
Il “rallentamento dell’AI”, ossia l’appello congiunto di Anthropic e OpenAI a rallentare lo sviluppo dei modelli avanzati, si è aggiunto al balzo nei rendimenti delle obbligazioni USA a 10 o più anni, innalzando così l’asticella per la valutazione delle società tecnologiche in borsa. Il 12 settembre il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto di rallentare lo sviluppo delle frontiere tecnologiche per consentire alle misure di sicurezza di restare al passo, ricevendo il sostegno di Altman e altri.
Nel primo giorno di contrattazioni seguito all’annuncio shock del “rallentamento” da parte di Amodei, cioè il 14 settembre, Nvidia, il colosso dei chip AI, ha visto il suo titolo scendere del 3,4% circa, mentre il Philadelphia Semiconductor Index, termometro globale del settore, è scivolato di circa il 6%, segno che il mercato sta già prezzando i rischi legati al rallentamento dell’AI. Gli operatori rivedono così le aspettative sull’entità degli investimenti in modelli su scala extra-large, sui tempi di lancio dei modelli e sulle forniture future di capacità computazionale. Il 14 settembre il Philadelphia Semiconductor Index è crollato del 6%; la KOSPI sudcoreana, barometro globale degli investimenti in AI, è scesa di oltre il 3% lunedì, seguita il 15 settembre da un ulteriore calo dello 0,85% a 6.627,26 punti, chiudendo in ribasso per il quarto giorno consecutivo.
Il 15 settembre, il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha superato nuovamente il 5%, arrivando ai massimi dal 2007. Conosciuto come il “benchmark della valutazione degli asset globali”, il rendimento decennale il 14 settembre ha toccato in sessione il 5,012%, massimo dal 2007, per poi scendere al 4,960%. A fine seduta del 15 settembre a Wall Street, il rendimento si manteneva sopra il 5%, chiudendo intorno al 5,04%, livello più elevato dal 2007. Questo tasso rappresenta l’importante punto di riferimento per il costo del capitale e viene usato come base per il tasso di attualizzazione nella valutazione dei profitti futuri aziendali. La pressione inflazionistica e i prezzi energetici spingono verso l’alto i tassi di interesse, portando le società tecnologiche a confrontarsi sia con costi crescenti sia con revisioni delle attese di crescita futura.
Dopo aver toccato i massimi dal 2007, il rendimento del Treasury USA a 10 anni e quello delle obbligazioni a lunga scadenza rimangono elevati, congiuntamente al “rallentamento AI” che pesa sulle attese di espansione degli investimenti in capacità computazionale e sugli utili dei produttori di chip. Tuttavia, il boom di utilizzo e la domanda esplosiva lato utente generati da Astra forniscono segnali positivi per la commercializzazione dell’AI. In questo contesto, il fatto che OpenAI stia ancora negoziando un finanziamento su una valutazione superiore ai 1.200 miliardi può essere interpretato come un segnale della fiducia di alcuni investitori nel potenziale dell’AI di penetrare il mercato degli abbonamenti, dei servizi aziendali e dei workflow professionali. Le divergenze dei mercati finanziari si concentrano principalmente sulla velocità con cui l’AI potrà generare ricavi e sulla sostenibilità, nel tempo, dell’ampliamento della capacità computazionale necessario per mantenere tale crescita.
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