I dati sull’occupazione hanno superato le aspettative, perché il dollaro non è salito ma è sceso?
Morning FX
I dati sui non farm payrolls pubblicati venerdì scorso hanno superato le aspettative di tutti, ma ciò che ha confuso ulteriormente i mercati è che questo forte report sul lavoro non ha fatto salire il dollaro USA, che invece è sceso dopo un breve rimbalzo. In particolare, l’USDJPY ha subito una brusca caduta a 155,40 subito dopo un leggero rimbalzo successivo alla pubblicazione dei dati. All’apertura asiatica di lunedì è tornato sopra quota 156, ma in condizioni di scarsa liquidità per la festività negli Stati Uniti, nel pomeriggio ha rotto nuovamente al ribasso, superando al ribasso l’importante supporto a 155.
Perché il dollaro resta indifferente a dati così positivi?
1. I dati sui non farm payrolls sono troppo volatili. L’ultima volta che i dati erano così positivi è stato a maggio, quando il valore iniziale segnava 172 mila nuovi occupati, ma in seguito fu rivisto fortemente al ribasso. Visti i numerosi precedenti recenti di significative revisioni al ribasso dei dati occupazionali iniziali, il numero dei nuovi occupati risulta ormai poco credibile; di conseguenza, anche la reazione iniziale del dollaro è stata molto limitata.
2. Rispetto all’impiego, è l’inflazione a essere la chiave per la decisione di un possibile rialzo a settembre. L’unico elemento leggermente debole nei dati sul lavoro è stato quello dei salari. La paga media oraria è cresciuta dello 0,3% su base mensile, mentre quella annuale è scesa dal 3,2% al 3,1%. Non ci sono pressioni al rialzo sui salari, e Waller ha già dichiarato chiaramente che si alzeranno i tassi solo se vedranno nuove evidenze di rialzo dell’inflazione. Pertanto, i dati sull’inflazione di questa settimana rivestiranno un’importanza ancora maggiore.
3. La de-dollarizzazione torna ad accelerare.Il recente forte rafforzamento dello yen non è dovuto solo agli orientamenti restrittivi della Banca del Giappone, ma anche a flussi sostanziali di capitale.
1) Il fondo pensione statale giapponese GPIF ha tenuto una riunione straordinaria ad agosto per rivedere l’allocazione degli asset, e il mercato interpreta questa mossa come una possibile crescita dell’esposizione ai titoli di stato giapponesi.Attualmente il GPIF gestisce circa 320 mila miliardi di yen e una riduzione del 5% della quota degli asset porterebbe, almeno teoricamente, a circa 16 mila miliardi di yen (circa 100 miliardi di dollari USA) di acquisti in yen.
2) Uno dei maggiori fondi sovrani al mondo, Norwegian Sovereign Wealth Fund (NBIM), ha annunciato la scorsa settimana una strategia di investimento rivista: riduzione dei Treasury statunitensi in favore di obbligazioni private e un sostanziale aumento dei titoli di stato giapponesi, stimando un incremento dell’esposizione allo yen del 3% (circa 20 miliardi di dollari USA).
3) Inoltre,il secondo maggiore fondo pensione australiano Australian Retirement Trust (ART) ha annunciato anche il mese scorso di aver assunto la sovraesposizione allo yen più grande degli ultimi anni.
Eventi importanti della settimana
1. Giovedì PPI, venerdì CPI: i dati sull’inflazione decideranno la direzione del dollaro. Secondo le recenti dichiarazioni di Williams, presidente della Federal Reserve di New York, Waller e altri funzionari della Fed, se il Core PCE sale ancora dello 0,2% mese su mese, sarà sufficiente per mantenere la posizione attendista della Fed.
Se il core CPI di questo mese supera lo 0,2%, quasi certamente ci sarà un rialzo a settembre e il Dollar Index potrebbe superare quota 100.
Se il core CPI di questo mese è in linea con l’attesa dello 0,2%,la probabilità di un rialzo dei tassi resterà intorno al 50%. Bisognerà poi osservarele dinamiche delle singole componenti del core PCE; se il dato mensile si avvicina a 0,2%,la Fed avrà più tempo per mantenere lo status quo.
Se il core CPI di questo mese è inferiore allo 0,2%, le attese di un rialzo a settembre si ridurranno, il dollaro scenderà e soprattutto l’USDJPY potrebbe accusare ampio spazio di ribasso.
2. Riunione della BCE il 10 settembre: il rialzo di 25 punti base è praticamente certo.Nel secondo trimestre 2026 la crescita trimestrale del PIL dell’Eurozona è passata dallo 0,0% dello scorso trimestre a 0,4%. Da metà maggio 2026 l’indice delle sorprese economiche dell’Eurozona è cresciuto costantemente. Di fronte a un’economiaresiliente e al rincaro dei prezzi energetici,il mercato attualmente prevede tre ulteriori rialzi dei tassi BCE nell’arco di un anno, ma è improbabile che Lagarde dia indicazioni più restrittive di quelle già prezzate dal mercato; è quindi difficile che questo rialzo in sé favorisca ulteriormente l’euro.




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